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19 - 05 - 2019

Francesco e il lupo

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francesco e il lupo

 

Francesco e il lupo... e subito la mente elabora due concetti contrapposti: il bene e

il male.

Quando Francesco andò nella foresta di Gubbio in cerca del feroce animale,

certamente non faceva questa distinzione, ma semplicemente si inoltrava in un

aspetto della vita: quello che infonde alle sue creature un istinto piuttosto che un

altro.

Frate Francesco era uno strano personaggio, in bilico fra qua e là, su e giù.

Dovunque i suoi passi lo portassero, qualcosa accadeva per cui ciò che era normale si

trasformava in straordinario.

A quei tempi egli viveva nelle vicinanze di Gubbio, piccolo borgo immerso nel

verde dei boschi, dove il ritmo della vita era segnato dal mattino e dalla sera, dal

passare delle stagioni e dei raccolti.

A Francesco piaceva molto sostare in quel luogo tranquillo, anche se sapeva che la

volontà divina lo avrebbe potuto chiamare altrove in qualsiasi momento.

Proprio in quel periodo il piccolo paese soffrì di un inverno particolarmente freddo,

nel corso del quale uomini e animali dovettero battagliare per ripararsi dal gelo e

procurarsi il cibo. La terra stessa rabbrividiva e i campi si mostravano duri e lividi.

Tutti sapevano che nel fitto dei boschi, dove si alzavano le colline, vivevano i lupi,

ma raramente essi scendevano a valle; quindi fino ad allora non erano stati motivo di

grande preoccupazione. D'altronde si sa che il buon Dio ha sparso i suoi semi su tutta

la terra e i frutti variano, né per questo l'uno proviene da lui e l'altro no.

Però, proprio durante quel terribile inverno, un grosso lupo scese fino a Gubbio.

Era una bestia maestosa e feroce. Per qualche tempo si limitò a gironzolare nei

dintorni delle case, ma poi si fece sempre più ardito, cominciando ad attaccare

piccole greggi sparse, sino a penetrare negli ovili e ad aggredire l'uomo.

Ormai nessuno usciva dal centro della cittadina senza portare con sé un'arma o

almeno un grosso bastone e, al calare della sera, ogni porta veniva sbarrata.

Gli uomini pensarono di organizzare una battuta di caccia e ne parlarono con

Francesco per sentire il suo parere, ma lui non valutava mai un problema come ci si

aspetta da un uomo, bensì da tutt'altro punto di vista... come ci si aspetta da un santo.

Anche quella volta non perse l'occasione per lasciare tutti sbalorditi. Non appena

gli spiegarono le loro intenzioni, con grande tranquillità li rassicurò: dal lupo si

sarebbe recato lui, non c'era problema.

A quella dichiarazione seguì, come potrete facilmente immaginare, un coro di

proteste. Qualcuno dubitò persino che quell'uomo fosse del tutto in sé ma, quando

Francesco decideva la strada da intraprendere, quella e nessun'altra sarebbe stata.

Se ne partì quindi un mattino come per una tranquilla e rilassante passeggiata nei

boschi, seguito da alcuni compagni.

Neppure una minima parvenza di timore sfiorava la sua mente, ma non così era per

gli altri fraticelli, che qualche dubbio su quell'impresa l'avevano davvero!

Cercarono quindi in tutti i modi di dissuaderlo, ma non ci fu nulla da fare; e

Francesco proseguì da solo verso il sentiero che cominciava a inerpicarsi su per le

colline.

Intuiva il luogo in cui il lupo avrebbe potuto trovarsi una tana, d'altronde come lui

era un girovago e trovava rifugio ovunque madre terra gliene offrisse l'opportunità. Si

stava quindi dirigendo verso uno scosceso crinale fittamente coperto da cespugli

quando l'animale gli si parò dinanzi.

Era un grosso lupo grigio e fremeva, sollevando le labbra per scoprire i lunghi

denti, come la natura gli aveva insegnato in previsione di un attacco imminente, però

non si mosse.

Forse il suo istinto lo bloccò al suono della voce di Francesco, che lo colpì con

vibrazioni del tutto inconsuete.

«Vieni qua, fratello mio» gli stava dicendo, «che possa benedire il tuo capo in

nome del Signore che ha fatto di noi due uno strumento per la sua gloria».

Incredibilmente, a quelle parole il lupo si avvicinò a Francesco come un cane al

padrone. Lo guardò, lasciando scivolare di lato la lunga lingua ruvida e, sedendo sulle

poderose zampe posteriori, lo osservò attentamente.

«Tu non sai ciò che si dice di te giù al paese, ma ti posso garantire che non è nulla

di buono. Non solo hai ucciso i loro animali, ma hai persino attaccato l'uomo, e

questo significa guerra! Comprendi?»

L'animale guardò lontano, verso la valle, poi emise un sordo brontolio.

«Lo so che sei affamato, né io intendo metter mano alle leggi della natura, ma ora

ho bisogno del tuo aiuto per dare un segno forte, affinché l'uomo intenda come nulla

è di per sé cattivo e come la comprensione della sacralità in ogni cosa che ci circonda

compia miracoli incredibili.»

Il lupo muoveva la coda come un energico scopettone buttando terra di qua e di là.

«Sei un buon lupo» diceva Francesco accarezzando il muso aguzzo «e adesso tu mi

farai una promessa e anch'io ne farò una a te. Tu non dovrai mai più uccidere e io farò

in modo che gli abitanti del paese, d'ora in poi, non ti lascino senza cibo, così

rimetteremo pace fra te e loro. Prometti?». E così dicendo Francesco si alzò e porse il

palmo della mano nel quale il lupo appoggiò la grossa zampa.

Ora potevano ritornare insieme a Gubbio. «Non avere paura di nulla» diceva piano

l'uomo all'animale: «io non ho dubitato venendo a cercarti e tu devi fare altrettanto

con me.»

Giunti nei pressi della cittadina, i primi a correre loro incontro furono i fraticelli;

poi, a mano a mano che la voce del ritorno di Francesco passava da una bocca

all'altra, tutti uscirono dalle case o lasciarono i campi per vedere e sentire quello che

era accaduto.

Fu un giorno di grandi meraviglie e forti emozioni, come spesso accadde nella vita

di quest'incredibile santo.

Quando tutta la popolazione di Gubbio e del circondario gli si fu radunata intorno,

Francesco volle parlar loro.

Accarezzando il lupo che gli stava stretto al fianco, dimostrò quanto fosse stata

sproporzionata la loro paura, meglio quindi se in futuro la riservassero per le fiamme

dell'Inferno e per tutto il male che stava dentro e fuori di loro, certamente molto più

potente delle fauci di quell'animale.

Poi, fra lo sbalordimento generale, si rivolse al lupo chiedendogli di rinnovare il

loro patto di fronte a tutti e, in risposta, quello abbassò le orecchie, dimenò la grossa

coda e chinò il muso leccandogli affettuosamente un piede. Ora però Francesco, a sua

volta, pretendeva una formale promessa da tutti i presenti: non avrebbero mai fatto

mancare il cibo per quell'animale che a lui stava tanto a cuore.

Naturalmente il consenso fu unanime e ognuno, per mezzo di quel piccolo frate

che sapeva amare ogni creatura, fu quel giorno un po' più vicino a Dio.

Passò l'inverno e tornò la primavera. Grigio, così in paese chiamavano quello che

ormai era il loro lupo, se la spassava alla grande. Entrava e usciva da tutte le case,

aiutava i pastori a radunare il gregge e, soprattutto, non ricordava più cosa volesse

dire essere affamato. Quando Grigio ormai vecchio morì, Francesco aveva lasciato

Gubbio da molto tempo, ma si racconta che quel giorno più di una persona lo vide

uscire dal convento dove dimorava e dirigersi verso i campi accompagnato da un

grosso cane che scodinzolava festoso.

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