La scoperta di Potosi

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Categoria: Leggende delle Indie
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la scoperta di potosi


L'Inca Huayna Capac, forse l'uomo più potente e saggio della famiglia reale incaica, uscì una volta da Cuzco accompagnato da un esercito di trentamila guerrieri per dirigersi verso Sud, col proposito di conquistare nuove terre per estendere i confini del potente Impero dei figli del Sole.

Arrivato in Perù, molte furono le provincie che si sottomisero volontariamente al suo governo, perché conoscevano il potere invincibile delle armi dei conquistatori e perché sapevano che solo la resa incondizionata avrebbe apportato benefici.

Nelle sue escursioni arrivò anche a Tarapaya e dopo essersi bagnato nelle acque della grande laguna sacra, fatta costruire dall'Inca Maita Capac, si installò a Cantumarca, villaggio che esiste ancora oggi nei pressi della città di Potosi, dove regnava allora una regina chiamata Colla ("Miniera d'argento").

La sovranità dell'Inca sulla regione era ormai assicurata giacché il governante era molto bravo a irretire le bellezze regnanti dei paesi confinanti.

Ammira la grande collina che aveva di fronte la cui bella configurazione e le tonalità multicolori delle falde erano avvolte, ma non sempre, di capricciose nuvole che lasciavano intravedere l'alta cima coronata di nevi eterne.

La bellezza del panorama e il nome Potosi, che significa Sorgente d'argento, dato dai nativi alla collina, incuriosì il Re che inviò diverse spedizioni ad esplorare quelle vette.

Ma i nativi avvertirono gli esploratori, dicendo loro che la collina era sacra e che presto avrebbe manifestato la sua collera verso gli audaci uomini che si erano permessi di scalare le sue falde e scoprire i suoi segreti.

Huayna Capac insistette nei suoi ordini, facendo presente che la sua volontà e il suo potere provenivano da Pachacamac e che lui era figlio del Sole.

Queste affermazioni tranquillizzarono per un po' di tempo i nativi di Cantumarca, ma appena gli esploratori iniziarono a scalare la falda della collina una grande tormenta, accompagnata da fulmini e tuoni minacciosi che si perdevano nelle profonde cavità della collina, si scatenò contro di loro.

La regina Colla spaventata si presentò dinanzi al Re e affettuosamente gli disse: "Potente signore del gran Impero, Pachacamac, spirito del mondo, ha destinato quelle ricchezze per un'altra gente, chiamata Viracocha (3), e ti chiedo di non insistere, di non mandare verso la cima i tuoi sudditi, perché il Sole lascerà d'illuminarci".

Huayna Capac acconsentì alla richiesta della regina e ordinò alla sua gente di ritornare.

Nessun indio doveva scalare la montagna d'ora in poi.

Trascorse molto tempo.

Una sera l'indio Hualpa, che non conosceva l'ordine di Huayna Capac, viaggiava in prossimità di Potosi.

Avvenne che smarrì in quei paraggi un lama e mentre lo cercava la notte lo sorprese sulle vette solitarie.

Decise allora di continuare a cercare la bestia il mattino seguente; raccolse della legna e accese un fuoco per riscaldarsi durante quella fredda notte.

Il nuovo giorno iniziò a schiarire, Hualpa si preparò per continuare a cercare le tracce del suo lama, quando d'improvviso si rese conto che il fuoco aveva fuso una considerevole quantità d'argento che formava sul terreno una grande lastra luccicante.

Hualpa trovò il suo lama e ritornò a casa portando con sé il prezioso carico e per molto tempo conservò il segreto di quella ricca miniera.

Ma gli spagnoli, vedendolo in possesso di un minerale di cui ignoravano la provenienza, lo spiarono e lo inseguirono dappertutto, arrivando infine a scoprire e ad appropriarsi del segreto dell'indio.

La collina di Potosi fu ricca e famosa in tutto il mondo durante tre secoli.

L'indio Hualpa di cui parla questa leggenda si crede, per la sua buona e rapida fortuna, sia quel Hualpa di Yocalla a cui la tradizione attribuisce l'onore di avere fatto costruire un ponte al diavolo senza che lo spirito delle caverne potesse chiedergli la sua anima come ricompensa.

 

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