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25 - 04 - 2019

La storia di Michele Wayapa

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Questa è la storia di Michele Wayapa, un uomo dal cuore duro e selvaggio.

Era molto ricco: possedeva molto bestiame, vasti campi e grandi magazzini.

Tuttavia era avido ed avaro ed era solito tormentare i suoi debitori facendoli lavorare senza sosta.

Nella sua vita spogliò senza pietà i poveri, togliendo loro ogni bene.

Ma anche per lui giunse l'ora della morte e così la sua anima e il suo corpo caddero nell'inferno.

Nello stesso paese, viveva un altro uomo padre di tre figli, povero, molto povero.

Un giorno si ubriacò talmente che nella confusione accettò di essere patrono di una festa importante che gli avrebbe fatto spendere tantissimi soldi.

L'uomo andò subito da sua moglie e le disse: "Ho accettato di essere il patrono della grande festa!".

Allora la sua donna rimproverandolo gli rispose: "Ma perché hai accettato un simile incarico? Dovrai andare a casa del diavolo per avere tutto quel denaro".

Il povero uomo, sentendo queste parole, si mise a piangere amaramente.

Con le lacrime agli occhi, riuscì a farsi aiutare da alcuni amici a macinare del granturco.

E dopo aver caricato i sacchi di farina sulla groppa di alcuni lama, in compagnia dei suoi tre figli iniziò il viaggio, alla ricerca del denaro necessario.

"Sì! camminerò e cercherò, anche se dovrò arrivare fino all'inferno!" disse prima di partire.

Vagò per i sentieri, con i suoi lama, senza una meta prestabilita.

Viaggiò così per quattro giorni e quattro notti dopodiché incontrò un signore, che gli veniva incontro in sella ad un cavallo bianco.

Il signore domandò all'uomo: "Dove stai andando?" "Sono qui, mio signore: accettai di essere il patrono della Grande Festa ma questo, per le mie condizioni di vita, è assolutamente impossibile.

Mia moglie mi rimproverò dicendomi: 'Dovrai andare fino all'inferno per avere quei soldi'.

Perciò cammino e cammino, cercando di arrivare a casa del diavolo.

Quale sarà la strada, mio signore?" Allora il signore gli rispose: "No, figlio mio.

Non è necessario che tu arrivi tanto lontano, basterà arrivare alla città che si trova dietro queste montagne, la strada è quella che si intravede.

In quella città potrai trasformare i tuoi sacchi di farina in centinaia di monete.

Quella è la strada, e gli indicò il sentiero sulla montagna e non l'altra, perché quest'ultima ti porterebbe all'inferno".

Il signore non gli disse più niente; dicono che era il buon San Giacomo.

Ma il sentiero che doveva prendere il viaggiatore era ancora molto lontano.

E così, piangendo, i quattro uomini si diressero verso la montagna.

Arrivati al punto che aveva indicato il signore, il padre domandò ai suoi tre figli: "Qual'è la strada che ci indicò il signore?".

I suoi occhi si erano tanto annebbiati, a causa delle lacrime, che non riusciva a riconoscere il cammino.

Il più piccolo dei figli gli rispose: "Non ci ha detto di prendere questa strada, ma l'altra".

E mentre parlava, conduceva suo padre verso la strada giusta.

Però il figlio più grande, interrompendo suo fratello, disse: "No, non è quello il cammino, ma questo".

E fu così che tutti e quattro presero la strada sbagliata, che portava a casa del diavolo.

Arrivarono in cima della montagna all'imbrunire.

Lì legarono i lama, scaricarono i sacchi di farina, si coricarono per passare la notte.

Mentre dormivano venne il diavolo, sciolse i lama e li condusse al suo paese.

Quando l'uomo si svegliò, cercò i suoi lama e non trovandoli capì che li avevano rubati.

Allora accompagnato da uno dei suoi figli si mise a cercarli, lasciando al più piccolo il compito di custodire il carico di farina.

Seguendo le orme dei lama, l'uomo arrivò ad una lontana collina.

Lì trovò il fantasma di Michele Wayapa.

Tagliava legna a pezzi piccoli che poi divideva e legava con una corda.

Sembrava una corda di cuoio, ma in realtà era un serpente; solo per gli occhi dell'uomo comune era una semplice corda.

Era Michele Wayapa, ma il suo vicino non lo riconobbe, vide in lui solo un fantasma.

Invece Wayapa identificò l'uomo del suo paese e così gli parlò: "Signore, non mi riconosci? Sono Michele Wayapa.

Per tutte le lacrime che feci versare agli uomini, nostro Signore mi tormenta e mi angoscia".

L'uomo disse al fantasma (non avendo udito le precedenti parole): "I miei lama sono venuti da queste parti; ho seguito le loro tracce e arrivano fino qui".

"Sì, è vero", rispose Wayapa, "'Lui' le ha portate qua e ora i tuoi lama sono legati per il collo, faccia a faccia in cerchio, da tante corde, nel centro della piazza del mercato.

Io mi salverò adesso con te! Io ti insegnerò il modo di liberarli".

E così dicendo gli diede le indicazioni necessarie: "Entrerai ora di corsa nella piazza del mercato e dopo aver sciolto le corde dal collo dei tuoi lama, le getterai a terra.

Fatto questo, impugnerai la tua frusta di cuoio spaventando con essa i lama facendoli muovere velocemente.

Allora, una moltitudine di signori e di matrone cercheranno di avvicinarti, mostrandoti pentole e piatti con vivande e cibi prelibati e bicchieri di chicha. 'Mangia e bevi, mio signore', ti diranno e poi ti pregheranno: 'Riposa ancora, vendici il tuo bestiame'.

Ma tu non li ascolterai né accetterai le loro proposte.

Allora inciteranno contro di te dei cani feroci che arriveranno abbaiando e cercheranno di morderti.

Ma tu li picchierai con la tua frusta di cuoio, li spaventerai, disperdendoli per tutta la piazza, fino a che li getterai fuori.

Io correrò fra tutto quel fracasso, nello sconcerto generale, e potrò così arrivare al sentiero che porta fuori del paese.

Lì ti aspetterò.

In questo modo potrò saltare in groppa ad uno dei tuoi lama.

Allora tu, impugnando la frusta, li inciterai a correre velocemente fuori dal paese e così sarò in salvo insieme a te".

Dopo aver ricevuto questi consigli l'uomo entrò in paese.

Corse diritto verso i lama, e strappando le corde le gettò a terra.

Poco dopo averle buttate via, guardò per terra e vide una moltitudine di serpenti mutilati, che si dibattevano e ribollivano nel loro sangue.

Immediatamente l'uomo incitò i lama a tutto galoppo.

In quello stesso istante corsero dietro di lui cavalieri e matrone, portando piatti di cibi prelibati e bicchieri di chicha, dicendo: "Riposa ancora, mio signore! Vendici i tuoi lama!".

Ma lui non accettò nessuna offerta e non prese nulla.

Poco dopo una muta di cani rabbiosi si lanciò su di lui abbaiando e mordendo.

L'uomo li colpì con la sua frusta di cuoio in modo tale che i cani furono respinti fuori dalla piazza.

Così riuscì a portare i lama lontano dal paese.

Michele Wayapa, come aveva promesso, era ad aspettarlo ai bordi della strada.

Quando vide apparire i lama si mischiò facilmente tra le bestie e fuggì insieme ad esse, come se fosse stato una di loro.

L'uomo, agitando in aria la frusta di cuoio, condusse i lama ancora più lontano e si misero tutti e due in salvo.

Arrivarono cosi su di una montagna nella cui apertura trovarono seduto il buon San Giacomo.

Era armato della sua spada, si mise in piedi e disse a loro: "I demoni stanno arrivando a cavallo, per darvi la caccia.

Ora li farò retrocedere, taglierò e spaccherò le loro corna, voi continuate e aspettatemi accanto ai sacchi di farina".

Quando furono già molto lontani, guardarono indietro e videro i demoni che galoppavano verso di loro a tutta velocità.

Ma nello stesso momento apparve San Giacomo che con rapidi colpi della sua spada tagliò i piedi dei diavoli e piegò loro la schiena, e fece sì che i loro cavalli li gettassero a terra.

Una volta arrivati al luogo in cui l'uomo aveva lasciato il suo carico di farina si fermarono, aspettando San Giacomo.

Lì trovarono il più piccolo dei figli che aspettava suo padre, piangendo sconsolatamente, in silenzio.

Arrivò San Giacomo e rivolgendosi a Michele Wayapa recriminò tutte le cattive azioni della sua vita, dicendogli: "Tu hai fatto piangere, hai rubato, hai ucciso".

Wayapa non trovò dove coprirsi il viso dalla vergogna.

San Giacomo continuò, dicendo: "Ora ritornerai al tuo paese ma non alla tua casa.

Andrai dritto verso il tempio della preghiera.

Non farai visita a tua moglie, né a nessun'altra persona".

E dopo aver scritto una lettera, la diede all'uomo perché la consegnasse al Sacerdote del tempio della preghiera.

La carta diceva: "Torna il grande peccatore, dovrà cambiare ed essere buono.

Dirai una messa per la sua anima.

Ora sta resuscitando, ora non sarà più un morto.

Dietro il campo, dove si seppelliscono i morti, farai costruire una casa per lui.

Ma non permetterai che viva con sua moglie.

Dovrai dedicare tre messe a questo peccatore.

Quando celebrerai la seconda messa, arriverà un tafano e getterà il proprio sangue nelle ossa della sua fronte.

Dopo la morte del tafano, l'anima entrerà nel corpo di Wayapa, che ritornerà al suo essere.

Fatto questo, vivrà nella casa che gli farai costruire" Poi, rivolgendosi all'uomo, San Giacomo gli ordinò: "Svuota i tuoi sacchi di farina per terra!" Ma l'uomo si rifiutò di obbedire.

"Che dici, Signore, gli rispose, devo portare qualche cosa a casa! In qualsiasi modo devo vendere la farina".

San Giacomo insistette: "Svuotali, ti dico! E va a raccogliere quei pezzi di ciotola".

E fece in modo che raccogliesse i cocci di argilla che erano ai lati della strada e gli ordinò di dare loro una forma circolare, levigando i bordi.

Poi ordinò di riempire dei sacchi di farina con i cocci.

Fece cucire le aperture dei sacchi e ordinò di caricare i lama.

E gli disse: "Adesso vattene, ma non cercare di guardare dentro i sacchi, finché non sei arrivato a casa tua".

L'uomo si mise in cammino, secondo gli ordini, conducendo i suoi lama.

Le bestie camminavano molto in fretta, ma poco dopo il carico divenne pesante come piombo.

I primi giorni l'uomo caricava e scaricava i sacchi senza alcuna difficoltà, come se non pesassero niente, ma i giorni successivi avvertì che i sacchi aumentavano di peso.

Così, con molta fatica, con l'aiuto dei suoi tre figli e di Wayapa caricava e scaricava i lama.

Le povere bestie non potevano reggere tanto peso e le loro schiene si piegavano verso terra.

Accadde che i pezzi di argilla si erano trasformati in argento.

Nonostante ciò tutti gli uomini e le bestie riuscirono ad arrivare alla casa del viaggiatore.

Ivi giunti scaricarono i sacchi, li aprirono e videro che i cocci d'argilla si erano trasformati in bellissime monete d'argento.

Allora l'uomo pulì minuziosamente uno degli angoli della casa, svuotò lì i sacchi fino a formare un piccolo cumulo d'argento.

Quando entrò la donna nella dimora fu così grande la sua gioia che cosparse tutto il denaro con profumi.

Così felice lodò il suo sposo e i suoi figli e li riempì di elogi.

Mancava meno di un anno alla grande festa.

L'uomo e la sua famiglia si fecero dei vestiti nuovi eleganti e costosi che avrebbero indossato per quell'occasione.

Presto arrivò il grande giorno e l'uomo celebrò la festa in pompa magna, come mai si era visto prima, offrendo ciò che gli altri non erano mai riusciti e anche dopo i festeggiamenti, dopo tutte le spese di questo grande giorno, gli avanzarono ancora mille e mille monete d'argento.

Divenne famoso per aver celebrato la grande festa.

Passati i giorni di festa l'uomo andava periodicamente a far visita a Michele Wayapa.

La moglie di costui venerava l'uomo che, salvando suo marito dalla perdizione e dalla condanna eterna, lo aveva ricondotto al suo paese.

Infine il salvatore portò la donna dal marito, perché avendo ricevuto tutte le funzioni nel tempio della preghiera, Wayapa era tornato ad essere un uomo nuovo di animo puro e nobile.

Così, Wayapa risorse al mondo del bene.

E quello stesso mattino ricevette sua moglie e disse: "Per tutte le nostre colpe ho sofferto le pene dell'inferno".

Poi la recriminò dei peccati di tutta la sua vita, e continuò. "Per essermi salvato, in nome della mia resurrezione, distribuisci parte della nostra ricchezza fra gli orfani e i poveri".

La donna ubbidì di buon cuore, e fece arrivare la sua benevolenza e carità non solo agli orfani e agli abbandonati ma anche ai poveri, a coloro che non possedevano niente.

Ma Wayapa non apparteneva a questo mondo, ora non era fra coloro che mangiano e bevono.

E così vissero la sua donna da una parte e lui da un'altra, entrambi soli, separati per sempre.

E tutti questi avvenimenti sono accaduti molto, molto tempo fa.

 

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