Il ponte del diavolo

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 
Categoria: Leggende delle Indie
Visite: 920

 

 

il ponte del diavolo

 

Vicino a Yocalla, piccolo villaggio della provincia Potosì, c'è un torrente dove di solito il passante si ferma, meravigliato, a contemplare un grande arco di pietra dura che fa da ponte e che nonostante la sua antichità sembra, per il suo colore bianco che il tempo non è riuscito a scurire, di recente erezione.
Gli abitanti dei paesi vicini ignorano la storia di quella costruzione curiosa ma gli indigeni, dopo qualche insistenza, la raccontano in questo modo.
Un tempo molto lontano, Hualpa ("Gallo"), giovane tanto bizzarro quanto innamorato e intraprendente, si conquistò astutamente la volontà e l'amore di Chasca Naui ("Occhi di Luce"), unica figlia del Curaca.
I due giovani si trovarono subito d'accordo: appena calava la notte la giovane abbandonava la capanna del padre e si dirigeva verso le rocce che si trovano nelle vicinanze del ponte, dove il giovane l'aspettava al sicuro, suonando semplici e dolcissime melodie amorose con il flauto di canna.
Una notte il Curaca, avvertito di quello che stava succedendo, sorprese gli amanti in flagrante idillio e indignato con il giovane pretendente gli rinfacciò la sua umile condizione, la sua povertà e la sua faccia tosta di pretendere addirittura la figlia di un Curaca.
Hualpa non si lasciò umiliare dalle energiche parole del vecchio che, comportandosi così severamente, capì subito di non aver agito bene perché sua figlia era follemente innamorata del giovane pretendente e del suo armonioso flauto.
Si sa che l'amore per i figli converte i feroci leoni in mansuete pecorelle, così l'arrogante Curaca andò di persona, pochi giorni dopo, in cerca di Hualpa e si accordò con lui amichevolmente e gli concesse un anno di tempo per arrivare ad essere Curaca e conquistare ricchezza.
Il giovane, con l'inesperienza dell'età e della vita e fidandosi della sua fidanzata, accettò di allontanarsi da Yocalla, credendo che fosse possibile arricchirsi e istruirsi in breve tempo.
Nessuno ebbe più notizie di Hualpa durante l'anno e l'astuto vecchio realizzò così il lo scopo di allontanare i pericoli provocati dalla vicinanza dell'innamorato.
Il Curaca pensò che l'assenza fa dimenticare, e progettò di far sposare Chasca Naui con il figlio di un Curaca di un paese vicino, il quale era stato educato e era vissuto per molto tempo alla Corte dell'Inca, e questo gli dava grande importanza fra gli indios che non avevano la fortuna di conoscere il figlio del sole e di familiarizzare con le abitudini aristocratiche degli abitanti della città reale. L'amore di Chasca Naui era più forte di quello che il padre credeva.
Benché tutto fosse pronto per il matrimonio con il figlio dell'altro Curaca, lei aspettava silenziosa che Hualpa si presentasse al momento stabilito.
Mancava soltanto un giorno alla scadenza fissata dal vecchio e Hualpa ancora non si vedeva, né si avevano sue notizie.
Tutto era già pronto nel villaggio per la sontuosa festa dello sposalizio, che avrebbe avuto luogo il giorno dopo.
Dalla casa dei due Curacas arrivarono ospiti e si scambiarono i doni più preziosi per festeggiare la tanto desiderata alleanza.
Chasca Naui ascoltava, taceva e accettava con pazienza tutto ciò che succedeva intorno a lei, ma nel profondo della sua anima fluttuava dolce la speranza che quei preparativi sarebbero serviti per festeggiare il suo legame con colui che era assente.
Giunse finalmente la notte, dopo un giorno nuvoloso, e si scatenò una spaventosa tempesta accompagnata da grandine, che scendendo per le falde della montagna inondò le valli e i campi.
La corrente trascinava lungo il letto del torrente grandi blocchi di pietra che sembravano galleggiare sulle acque come leggeri legni.
Il rumore spaventoso in mezzo all'oscurità si confondeva con il fragore della tempesta che mandava bagliori tanto luminosi come se volesse squarciare la volta del cielo.
Chasca Naui ormai disperava che il suo amante potesse arrivare.
Invece ecco che Hualpa giunse, in piena notte, ai margini del fiume Yocalla.
Il tempo stabilito entro cui egli si doveva presentare al cospetto della sua amata, senza tardare nemmeno di un'ora, scadeva con il sorgere del nuovo giorno.
Il torrente trascinava una quantità d'acqua sempre maggiore e pretendere di attraversarlo a nuoto voleva dire gettarsi nelle braccia della morte.
Aspettare che le acque scendessero sarebbe stato sottomettersi volontariamente a un supplizio.
Hualpa fece alcuni passi lungo il margine del torrente nella più profonda disperazione, senza sapere quale decisione prendere.
All'improvviso alzò i pugni verso il cielo e urlando imprecazioni invocò lo spirito del male.
Chiamò colui che governava le tempeste, parlò a Supay, colui che tuona nelle caverne.
Supay non era lontano e subito si presentò davanti al giovane, con le braccia fra le rosse pieghe del suo mantello di fuoco.
Hualpa gli espose le sue preoccupazioni e gli chiese, visto che era il potente che in quel momento sconvolgeva il cielo e la terra, di trasportarlo sull'altra riva del torrente, perché egli doveva presentarsi in casa della sua innamorata.
"Sciocco!" disse Supay, "se io ti toccassi con le mie mani di fuoco arriverebbe l'ultimo momento della tua vita...
Ma in cambio della tua anima ti costruirò un ponte con le rocce di queste montagne prima che sorga il giorno, affinché tu possa arrivare con i tuoi piedi là dove sta la tua amata e vincere così domani mattina stesso il rivale che si sta preparando per possederla".
Appena si furono messi d'accordo, Hualpa sedette su una roccia vicina e lo spirito delle caverne, fra spaventosi rumori, diede inizio all'opera, trasportando e collocando le grandi pietre una sull'altra, così come sono oggi.
Quando apparvero le prime luci del giorno, che annunciavano l'apparizione del Dio Sole che tutto anima e vivifica, Supay aveva quasi finito, ma gli mancava una pietra grandissima che doveva completare la parte superiore del ponte.
Hualpa, impaziente di arrivare a Yocalla, non aspettò di vedere l'opera finita e passò con un salto, senza fermarsi, fin dove lo aspettava la sua amata.
Supay non poté fermarlo, poiché essendo uno spirito di ombre, dovette scappare dal Sole, in direzione opposta, per sfuggire al padre della luce, che sorgeva mostrando il cerchio splendente fra le vette delle montagne.
Hualpa arrivò in tempo e ricco, provando che la fiducia in se stessi fa, in questa vita, meraviglie.
Una volta fra i suoi, poté vantarsi di aver fatto costruire un ponte a Supay nel mezzo della notte.
Il Curaca gli consegnò la bellissima Chasca Naui, e il loro sposalizio si festeggiò con un grandioso ballo e un corteo fino al magnifico ponte di cui tutti hanno continuato a servirsi per attraversare il fiume.
E nessuno si è mai azzardato, fino ad oggi, a mettere nel grande arco la pietra mancante, perché questo significherebbe completare l'opera di Supay e renderlo così creditore dell'anima di Hualpa, facendo del male al fortunato innamorato, che fece in vita la buona azione di far costruire un ponte tanto indispensabile.
Alcuni dicono che, quando Hualpa morì, Supay voleva appropriarsi della sua anima e portarla con sé nelle caverne, ma poiché la costruzione del ponte non era stata conclusa, il Dio giustiziere protesse l'indio dallo spirito del male e Supay dovette rassegnarsi a perderlo; e l'anima di Hualpa rimase fra gli spiriti buoni e invincibili che si muovono intorno a noi facendo del bene.

condividi questo articolo

Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.