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22 - 09 - 2017

I Quechuas e il loro impero

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 I QUECHUAS E IL LORO IMPERO

 

Dalla conquista spagnola del Nuovo Mondo ad oggi, molte e molto diverse sono state le teorie sulla origine e sull'arrivo dell'uomo in questa parte della Terra.
Alcuni hanno sostenuto che egli giunse ai lontani confini di questi lidi attraverso Atlantide, il mitico continente che univa l'Europa alle Antille.
Altri hanno parlato di una migrazione di popoli asiatici penetrati attraverso l'istmo di Behring e di insediamenti cinesi sulle coste americane della California fin dal quinto secolo.
Secondo altri, anche le razze del Nord America attraversarono i mari polari e arrivarono a Terranova e in Florida in epoche relativamente recenti.
Le tradizioni degli Indios del Sud America non ci parlano dell'arrivo via mare di popoli e tribù di altri paesi, parlano solo della presenza di uomini bianchi, i quali arrivavano in diversi periodi e sparivano dopo qualche tempo.
Secondo le leggende, il fondatore dell'impero Incaico non giunse però dal mare, ma da un lago all'interno del continente.
Tra le pietre che compongono le mura di una grande piazza antistante il tempio Calassaya a Tiahuanaco, in Bolivia, si trovano incastonate serie di teste di pietra che raffigurano le quattro razze allora presenti sulla terra: bianca, gialla, nera e rossa.
Significa questo che a Tiahuanaco erano presenti o si erano alternati uomini di razze diverse? O significa che gli abitanti di quella civiltà avevano girato il mondo e conosciuto di conseguenza le diverse razze? Sicuramente contatti con l'Asia e l'Europa ci sono stati, in tempi più antichi di quanto possiamo immaginare.
Ci troviamo di fronte a uno dei tanti misteri (insoluti) che ci pone questa vasta zona della terra.
La tradizione e la storia scritta iniziano, sia in Europa che in Cina, da un'epoca che è relativamente recente, specialmente se la confrontiamo con un'altra storia viva e immutabile, in cui si racconta in modo eloquente di epoche anteriori a queste conquiste e alla stessa storia biblica.
Il libro della geologia è stato aperto e nelle sue pagine d'oro è messa in evidenza l'antichità del suolo americano e la presenza umana in esso in periodi anteriori a qualsiasi leggenda e tradizione conosciuta.
Eminenti naturalisti hanno analizzato le fasi delle formazioni geologiche anteriori all'era quaternaria europea e vi hanno trovato tracce inequivocabili dell'uomo dolicocefalo che abitò quelle regioni contemporaneamente a specie d'animali oggi estinte, di cui si cibò, e vi insediò la famiglia primitiva al riparo del tetto rotondo del guscio del gigantesco Clyptodonte.
Ma vogliamo qui restringere il nostro studio al solo popolo Quechua e alla sua civiltà, che in altri tempi si estendeva dalla Cordigliera Andina alle coste del Pacifico e da Panama al Cile, a differenza del popolo Guarany, che abitava le terre comprese nel grande triangolo orientale del continente limitato dai fiumi Orinoco e Plata e dall'Atlantico.
Questi due popoli, i più importanti dell'America meridionale all'epoca della loro scoperta da parte degli europei, differiscono assai per la lingua, ciascuna delle quali molto specializzata nei suoi complessi meccanismi espressivi.
La "alta cultura" da cui discendono i Quechuas, si sviluppò nel Perù circa 4000 anni fa, quando il progresso del neolitico diede avvio allo sviluppo dell'agricoltura e alla costruzione di templi cerimoniali di culto e di potere.
Secondo una teoria basata su basi indiscutibili, si afferma che questa "alta cultura" fu fondata a Chavin de Huantar, nel fianco della Cordigliera Bianca, da gente proveniente dalla selva amazzonica, che avrebbe attraversato le montagne andine verso occidente.
Dal centro di Chavin, questa superiore cultura si disperse per tutto il Perù e anche oltre le attuali frontiere.
Nei diversi luoghi in cui giunse (costa, nord, altipiano), si espresse in forme diverse.
La cultura più grandiosa fiorita nella sierra, sulle sponde del Titicaca, fu quella di Tiahuanaco (secoli Quarto e Nono dopo Cristo).
Fu un grande centro di culto, come anteriormente lo fu Chavin, a cui si ispirò.
Tiahuanaco è avvolta da misteri e da domande insolute: non si conosce la sua origine né i suoi costruttori e neppure l'età (qualche studioso parla di 18000 anni fa).
Da questi luoghi e da questi misteri traggono origine le leggende e i miti sull'origine dei Quechuas e degli Incas.
Le rovine di Tiahuanaco sono resti di costruzioni di tipo ciclopico (cioè in pietra, senza calce, sabbia e acqua) e sono simili a quelle di Palenque, in Messico.
Sembra che i popoli mesoamericani (Aztechi e Maya) possano aver avuto, in origine, relazioni con quelle successivamente esistite in questa parte di America.
L'impero di Tiahuanaco fu caratterizzato da una forte spiritualità; il suo declino avvenne nel Nono secolo e a partire dal Decimo secolo si sviluppò la civiltà incaica che, attraverso il regno di dodici Inca, governò il popolo Quechua fino alla conquista da parte degli spagnoli.
Come è sempre accaduto per qualsiasi grande civiltà antica, anche l'origine dell'impero Inca si perde nella leggenda.
Ma indagando attraverso le leggende possiamo scoprire parte delle verità che esse celano.
Le tradizioni del lago Titicaca hanno trasmesso ai posteri due leggende in cui raccontano l'origine del popolo Quechua e dell'impero incaico: una è la leggenda dei "fratelli Ayar", l'altra è la leggenda di "Manco Capac e Mama Ocllo".
Noi ci occuperemo di quest'ultima.
Questa leggenda è stata tramandata fino a noi grazie al cronista Garcilaso Inca de la Vega che scrisse i "Commentari reali e l'origine degli Incas".
Narra il cronista meticcio (nato da una principessa inca e da uno spagnolo) che in tempi remoti, pieni di barbarie e di miseria, il Sole creò una coppia, chiamando l'uomo Manco Capac e la donna, sua sposa ma anche sua sorella, Mama Ocllo.
Furono posti sul lago Titicaca ed ebbero uno scettro d'oro.
Fatto questo, il Sole diede loro la missione di andare per il mondo a civilizzare la gente, incaricandoli anche di piantare lo scettro in tutti i luoghi che avrebbero visitato e di fondare regni solo dove lo scettro riuscisse ad affondare nel terreno.
Li nominò re e signori della terra, riconoscendoli suoi figli, e ordinò loro di diffondere la religione del Sole.
La coppia si allontanò dal luogo sacro verso settentrione.
La strada fu lunga: piantarono lo scettro in molti luoghi, ma in nessuno affondò, finché giunsero a Huanacauri dove, con la sorpresa di entrambi, lo scettro fu inghiottito dalla terra.
La coppia comprese che doveva fermarsi in quel luogo e lì compiere la volontà del padre Sole.
Decisero così di separarsi affinché ognuno di loro potesse raggiungere più gente.
Manco Capac marciò a nord e Mama Ocllo a sud della valle.
Così fu che a tutte le genti che incontravano si proclamarono figli del Sole, mandati dal cielo per essere maestri e benefattori di tutta la popolazione, sottraendola dalla vita bestiale che conduceva e insegnandole a vivere come uomini.
Gli indigeni si mostrarono così sorpresi e si impressionarono tanto a causa dei vestiti e dei modi strani dei nuovi venuti, che li credettero esseri soprannaturali e molti cominciarono ad ascoltarli e seguirli.
Manco Capac riunì i suoi adepti e li inviò a cercare cibo per tutti e a costruire capanne.
La stessa cosa fece Mama Ocllo.
Nel periodo che seguì ci fu solo progresso e felicità.
Manco Capac divenne re e maestro degli uomini e insegnò loro a lavorare la terra, a fare canali d'irrigazione e a fabbricare sandali; la sua sposa insegnò alle donne i lavori femminili, specialmente la filatura e la tessitura.
Successivamente Manco Capac, l'eroe civilizzatore, fondò la città di Cuzco (che significa ombelico, centro del mondo) in nome del dio Viracocha e del Sole.
L'erezione di questa città, è curioso notarlo, fu fatta nel nome del dio Viracocha e, in secondo luogo, del Sole.
Il primo è l'essere supremo ("colui che tutto fa") delle genti di Tiahuanaco; il secondo è l'antenato totemico degli Incas e pertanto dei Quechuas.
Viracocha è il creatore, il Sole una sua creatura, ma per un caso niente affatto strano la creatura in seguito vince il suo creatore.
Ciò è dovuto a ragioni politiche, allo scopo di cancellare un passato di sconfitte.
Infatti sembra che Manco Capac fosse originario di Tiahuanaco da cui sarebbe fuggito quando questo impero fu distrutto.
Quindi il mondo incaico non è che il tentativo (riuscito) di far rivivere la grande cultura Tiahuanaco.
Il dio Viracocha rimarrà sempre un punto di riferimento importante per gli Incas.
Il messaggio delle leggende può infatti rappresentare il superamento delle condizioni di tragedia e di catastrofe in cui si trovava in quel periodo il mondo andino.
Gli Incas, eredi fedeli di un mondo anteriore salvati da una catastrofe (o diluvio sociale), rappresentano un ritorno all'unità, al rinascimento e alla rigenerazione delle popolazioni Quechuas.
Abbiamo qui uno dei più utili insegnamenti della protostoria peruviana.
Manco Capac, primo re Inca.
L'occupazione della valle di Cuzco non fu incruenta, poiché molte popolazioni dovettero essere conquistate con grande spargimento di sangue.
Alla fine Manco Capac riuscì a confederare tutte le popolazioni e a convincerle a seguirlo nel suo cammino.
Egli divenne il primo sovrano delle popolazioni Quechuas e l'iniziatore della dinastia degli Incas.
La parola Inca significa re, persona di sangue regale; Capac vuol dire solo, unico, ricco, così che Capac Inca significa "il solo re", titolo che andava solo alla persona reale o al principe ereditario dopo la scomparsa del predecessore.
Sotto la guida di questo sovrano si gettarono le basi politiche e sociali del futuro impero incaico.
Si divisero le terre ed ognuno ebbe un pezzo da coltivare, si costruirono abitazioni e canali, si innalzarono tempi al dio Sole e a Pachacamac, lo spirito della gran Madre Terra.
I nativi del luogo non tardarono a rendersi conto dei vantaggi del nuovo ordine di cose e molte tribù ascoltarono le parole buone e paterne di quegli esseri eccezionali considerati semidei e che si credeva fossero inviati espressamente per predicare bontà e amore tra gli uomini.
Dalla famiglia reale provenivano i sacerdoti incaricati del culto e delle cerimonie religiose.
Le sorelle del principe vivevano recluse nella casa delle vestali o "mogli del Sole" e l'erede della corona doveva sposarsi con la sorella maggiore allo scopo di riprodurre un principe di sangue nobile.
Oltre alle principesse, l'Inca aveva altre mogli, che erano sempre le giovani più belle del regno, figlie di Curacas o dei potenti signori, che si sentivano onorati di offrirle al sovrano.
I cittadini erano divisi in gruppi di dieci ciascuno, comandati da uno di loro.
C'era un centurione che comandava 10 gruppi e un generale a cui obbedivano mille uomini.
Si arrivava così al Curaca e poi all'Inca che mobilitava i soldati con facilità per conquistare terre e per realizzare grandi opere.
I sacrifici fatti al sole consistevano principalmente in piccoli lama, conigli o uccelli da cortile, cereali, legumi e bevande (come la chicha o altre a loro famigliari).
I Re, quando stabilivano nuove leggi o sacrifici, sia nel governo religioso come in quello temporale, invocavano il nome del Sole o loro padre Manco Capac, sostenendo che da loro proveniva l'ordine perché così lo avevano disposto gli antenati.
E' difficile oggi stabilire con precisione durante quale regno furono fatte le loro leggi e avvennero le conquiste, perché non conoscendo la scrittura usavano i Quipus (sistema di comunicazione mediante cordicelle annodate secondo un preciso codice che a tutt'oggi non è stato decifrato).
L'impero Inca, come la città di Cuzco, fu diviso in quattro regioni principali.
La parte orientale fu chiamata Antisuyo, nome che deriva da una provincia chiamata Anti, situata ad oriente della vasta cordigliera nevata che percorre il continente.
La parte occidentale fu chiamata Cuntisuyo, nome che viene da un'altra provincia molto piccola chiamata Cunti situata vicino al mare.
Chinchasuyo fu chiamata la parte nord perché la provincia di Chincha rimane a nord della città imperiale e infine si chiamò Collasuyo la parte sud perché lì si trovavano le terre Collas che costituivano la zona più importante dell'Impero.
Le terre dei Collas erano situate a Sud del lago Titicaca e corrispondevano all'attuale Bolivia.
I Collas (gli attuali Ahimaras) erano indios dalla vasta cultura e non opposero molta resistenza all'espansione incaica.
Il Cile dopo essere stato conquistato fece parte di quest'ultima divisione e il grande regno di Quito (corrispondente all'Ecuador) di quella del nord.
Le divergenze che nascevano per questioni di confini o per i pascoli fra le provincie limitrofe erano presentate a un giudice, eletto dall'Inca fra i membri della famiglia reale.
Se le parti non erano soddisfatte del verdetto ci si appellava allo stesso Inca che poneva termine al conflitto.
Sinchi Roca.
Il nome del secondo Inca fu Sinchi Roca.
Sinchi significa valoroso e Roca prudente e maturo.
Questo re non espresse il suo valore e la sua prudenza nella guerra bensì nella lotta, nella corsa, nel lancio a distanza di una pietra o di una lancia: esercizi in cui superava tutti i campioni del suo tempo.
Quando Manco Capac morì, il giovane Sinchi Roca, avendo con sé il fregio colorato simbolo del comando del regno, riunì tutti i Curacas più potenti e manifestò loro il proposito di estendere il regno e di convincere gli abitanti dei villaggi limitrofi ad abbandonare lo stato primitivo in cui vivevano.
I Curacas si impegnarono ad aiutarlo per togliere dall'ignoranza le popolazioni confinanti mostrando loro, con la ragione, i vantaggi che presentava adorare il sole invece dell'idolatrare animali e pietre.
Sinchi Roca, credendo fermamente nei suoi propositi, fece la sua prima spedizione verso il Sud accompagnato da molta della sua gente e dai più importanti Curacas, ottenendo facilmente, con la persuasione, l'obbedienza alle loro leggi da parte delle popolazioni di Puchina e Canchi che distavano più di venti leghe dalle terre sottomesse a suo padre.
Arrivata la spedizione al villaggio di Chuncara e vedendo i buoni propositi e la buona disposizione degli indigeni ad accettare le sue leggi e i suoi riti, l'Inca lasciò alcuni suoi uomini per istruirli nella coltivazione della terra, nei precetti e nelle pratiche che avrebbero dovuto seguire d'allora in poi.
Il sovrano tornò alla città imperiale per occuparsi del governo e, sicuro della buona volontà con la quale i nuovi sudditi lo avrebbero servito, ordinò che in quelle terre si costruissero alcuni edifici destinati a scuole di agricoltura, a templi e a fortezze come quella di Pucarà, che segnò per qualche tempo il limite a Sud delle terre conquistate.
Lloqui Yupangui.
Alcuni storiografi hanno attribuito a Sinchi Roca le conquiste di altre terre come quelle, per esempio, che arrivarono fino al fiume Callahuaya, che produceva oro finissimo, ma è più probabile che queste terre le abbia conquistate Lloqui Yupanqui, terzo re che governò l'Impero.
La lingua Quechua è scarsa di vocaboli ma in compenso è molto significativa: per esempio Lloqui significa Zurdo, colui che fa uso della mano sinistra e Yupanqui significa narratore di storie, virtù, prodezza, clemenza, pietà.
Appena insediato visitò quasi tutto il suo regno col proposito di estenderne i confini.
Nominò quindi due suoi zii come aiutanti di campo e consiglieri e ordinò loro di formare un esercito di 7000 guerrieri.
Il re in persona guidò le legioni, percorrendo il cammino da Orcosuyo fino alla provincia di Cana, al cui sovrano fu chiesto di obbedire e servire il figlio del Sole, e di abbandonare sacrifici e abitudini cruente.
I Canas, conoscendo il potere del re, non ebbero problemi ad obbedirgli accettando le leggi e adorando così il Sole.
Non successe la stessa cosa con i Ayavirìs i quali non videro di buon occhio la sottomissione delle popolazioni confinanti, né le promesse delle persone inviate dall'Inca.
Gli Ayavirìs decisero di difendere la loro libertà e furono i primi ad affrontare, armi in pugno, l'esercito dell'Inca, sostenendo un duro combattimento.
Furono vinti e non volendo arrendersi si barricarono nelle loro fortezze dove furono assediati dal re che non desiderava sterminarli, ma sottometterli per evitare che altri popoli seguissero il cattivo esempio di prendere le armi contro di lui.
Gli assediati resistettero molti giorni ma, alla fine, dovettero arrendersi per fame.
L'Inca, dimostrando bontà, perdonò la loro tenace ribellione e lasciò presso di loro gente della sua corte affinché li istruisse per farli diventare sudditi del regno.
Ritornò quindi alla sua città imperiale dove fu grandemente festeggiato.
 Pochi anni dopo il Re ordinò nuovamente di costituire un esercito di diecimila uomini per conquistare Collasuyo.
Questo territorio comprendeva molte provincie che si sottomisero con facilità ritenendo che sarebbe stato vantaggioso per loro, poiché sarebbero state protette dai possibili attacchi delle tribù vicine.
I Callas, come abbiamo detto, costituivano una grossa nazione che abitava le sponde sud del Titicaca e l'attuale Bolivia.
Erano
popolazioni pacifiche ed accolsero l'Inca con grandi feste.
La loro mitologia e cultura erano affini a quelle quechua: adoravano il lago Titicaca e sostenevano che i loro capostipiti erano usciti dalle caverne delle montagne per civilizzare il popolo.
Il dio principale di questo popolo era un guanaco bianco, animale che abitava quei luoghi un tempo antichi.
Essi furono principalmente allevatori di bestiame e grandi conoscitori di erbe medicinali e per questa ragione credevano che "il mondo alto" (gli spiriti buoni) li avrebbe protetti e beneficiati più di qualsiasi altro popolo della terra.
L'offerta più frequente a Pachamac (la madre terra) era un piccolo lama bianco (guanaco), perché era l'animale che più assomigliava al padre di tutti loro.
L'impero incaico ricevette molte conoscenze e un forte impulso culturale dalla conquista dei Collas.
Successivamente i Collas furono protagonisti di una ribellione domata poi dall'Inca Pachacutec.
Lloqui Yupanqui sottomise altri regni ed altre provincie e, ritornando a Cuzco, decise di consolidare il suo potere annettendo le terre conquistate nel suo impero.
Gli astronomi indios conoscevano il sole, la luna, le sette stelle della costellazione del toro (Pleiadi) e la Via Lattea dove dicevano che c'era un lama che allattava un piccolo.
Le stelle erano chiamate Coillur e non erano utilizzate per fare il conto dell'anno, dei solstizi e degli equinozi, erano considerate soltanto per la loro lucentezza.
Se le stelle brillavano si credeva fosse di buon auspicio, al contrario se rilucevano poco.
Contavano i mesi con le lune, un anno lunare aveva dodici lune, e l'anno solare aveva undici giorni in più.
Per fare coincidere un anno con l'altro si dovette ricorrere ai solstizi.
Costruirono tre grandi torri nella fortezza di Cuzco, che servivano per seguire i movimenti della nascita e del calar del sole e per fissare gli equinozi e i solstizi.
Conoscevano molte erbe e piante medicinali e avevano nozioni approfondite di geometria.


Mayta Capac.
Da Lloqui Yupanqui e Mama Cahua nacque Mayta Capac, quarto re, e Mama Cuca sua sorella e moglie.
Questo Inca passò alla storia come un Ercole andino per la sua forza poderosa.
Terminate le cerimonie funebri di suo padre e il lutto che in tutto l'Impero durò un anno, egli s'insediò solennemente e visitò le sue terre come Re assoluto.
Con suo padre le aveva già percorse in due occasioni come principe, ma non avendo il consenso dei suoi tutori non aveva potuto fare né grazie né favori.
Con un esercito di dodicimila uomini guadò il lago Titicaca conquistando terre e incontrandosi con nobili uomini che gli si sottomettevano volontariamente.
Il suo esercito passò da una riva all'altra del lago su un ponte costruito in quell'occasione, con rami di vimini e si accampò nelle vicinanze delle rovine di Tiahuanaco.
Da qui partì la conquista di altri territori del Collasuyo.
Mayta Capac prima di tornare a Cuzco dopo la conquista e la sottomissione delle terre vicine lasciò delle persone che insegnarono ai Curacas le pratiche religiose e le leggi dell'Impero.


Capac Yupanqui.
A Mayta Capac successe il figlio Capac Yupanqui che, appena preso il potere, formò un nuovo esercito e partì di nuovo alla volta del Collasuyo per sottomettere altri Collas e altri popoli adiacenti al mare.
Gli Incas, dopo la conquista per mezzo delle armi, sottomettevano le genti mostrando loro la saggezza delle regole di vita e di governo dei figli del Sole, ma lasciando, nello stesso tempo, intatte le forme organizzative locali.
Essi ordinavano anche il trasferimento di intere famiglie nelle terre conquistate con lo scopo di organizzare l'economia.
I tributi al sovrano si pagavano con tessuti, lana e cereali che servivano per approvvigionare la truppa.
All'Inca si offrivano volontariamente metalli e pietre preziose: queste offerte servivano per arricchire i templi, la casa reale, la corte e le altre residenze reali costruite in tutto l'Impero.
I muri del Tempio del Sole erano ricoperti di lamine d'oro, come pure la stanza della luna, delle stelle, del fulmine, eccetera.
Queste ricchezze erano talmente grandi che possiamo dire che la realtà superava la fantasia.
Possiamo anche capire come fu possibile agli Spagnoli, durante la conquista, riempire intere stanze di oro e di pietre preziose.


Inca Roca.
A Capac Yupanqui successe Inca Roca, legittimo primogenito, il quale conquistò le popolazioni dei Chanca e Hancohuallu, che sacrificavano creature al loro Dio prediletto, lo spirito del male.
L'Inca vietò i sacrifici umani e dopo aver insediato il suo governo ritornò a Cuzco dove immediatamente fece preparare un esercito di quindicimila uomini per suo figlio Yaguar Huacac che conquisterà negli anni seguenti la provincia di Antisuyo.
In questo tempo il regno si estese alle provincie di Caraca, Ullaca, Hipi, Chicha e Ampato, popolate da tante genti valorose che il suo predecessore non aveva tentato di sottomettere perché avrebbe dovuto sterminarle per vincere la loro tenace resistenza.
Con Inca Roca si consolidò definitivamente il culto del Dio Sole a scapito del dio Viracocha.
Fu cioè il Sole ad essere considerato il creatore di tutte le cose e non più Viracocha, ritenuto "colui che tutto fa" dalla mitologia preincaica e in particolare da quelle di Tihuanaco.
L'Inca ebbe il figlio primogenito Yaguar Huacac da sua sorella Mama Chiya.


Yahuar Huaca.
Il nome del settimo Inca significa "colui che piange sangue".
Si narra che questo Inca fu rapito da bambino da un curaca nemico del padre e che, quando arrivò il momento di dare esecuzione alla sua morte, il fanciullo pianse sangue.
Spaventati, i rapitori lo abbandonarono nei pascoli dove fu ritrovato e riconsegnato al padre.
Da questa leggenda l'origine del nome.
Il sovrano ebbe un figlio che fin da piccolo si dimostrò molto violento.
Decise così di diseredarlo e lo mandò a vivere con i pastori che custodivano il bestiame del sole.
Il principe anche se aveva diciannove anni non poteva disobbedire a quella imposizione e custodì il bestiame per tre anni.
Un giorno che il pastore regale riposava all'ombra delle rocce, gli si presentò un fantasma dalla lunga barba, vestito con abiti lunghi, che portava un animale sconosciuto legato al il collo.
Il fantasma disse al pastore: "Nipote, io sono figlio del sole, fratello dell'Inca Manco Capac e di Colla Mama Ocllo Huacac, sua moglie e sorella, perciò sono fratello di tuo padre e di tutti voi, mi chiamo Viracocha Inca, vengo da parte del sole, nostro padre, per darti una notizia che dovrai trasmettere a mio fratello: la maggior parte delle provincie di Chinchasuyo e tante altre, non sottomesse al suo Impero, si sono ribellate e stanno raccogliendo migliaia di uomini per formare un poderoso esercito che lo caccerà dal suo trono".


Viracocha.
Il principe si presentò con questo messaggio dinnanzi alla corte e a suo padre che non lo ascoltò e maltrattandolo gli ordinò di tornare in esilio.
Gli avvenimenti non tardarono a confermare il vaticinio e grandi legioni marciarono da nord verso Cuzco.
Yaguar Huacac, allarmato, convocò il suo esercito e scappò verso sud con tutta la famiglia.
Allora il principe, che dopo l'apparizione del fantasma fu chiamato Viracocha, raggiunse il sovrano nei pressi della gola di Mayna e gli disse: "Inca! Com'è possibile che per una azione, giusta o sbagliata che sia, di alcuni sudditi ribelli abbandoni la tua corte e volti le spalle a nemici ancora nemmeno apparsi? Come puoi lasciare la casa del Sole tuo padre e permettere che i tuoi nemici la calpestino con i loro piedi? Cosa diremo alle vergini destinate ad essere le mogli del Sole? Non permetterò che il disonore macchi la mia vita, perciò preferisco rischiarla per impedire al nemico di entrare a Cuzco.
Non voglio vedere la atrocità e i sacrilegi che i barbari commetteranno nella sacra città fondata dai figli del Sole.
Coloro che vogliono cambiare una vergognosa vita in morte onorevole mi seguano!" Detto questo il principe marciò verso Cuzco seguito da molti Incas di sangue regale, da gente della sua famiglia e della corte.
Erano diecimila uomini e strada facendo aumentavano attratti dal valoroso comportamento di Viracocha.
Avanzando verso il Nord incontrò il nemico che sconfisse in una sanguinosa battaglia.
Viracocha dopo quella vittoria, attribuita alla protezione divina, governò il regno come ottavo Inca e costruì un palazzo perché suo padre vivesse in pace in compagnia di vecchi vassalli.
Il giovane sovrano si preoccupò di migliorare alcune leggi, di perfezionare il sistema di irrigazione che portava l'acqua dalle montagne ai campi seminati, di dividere le terre equamente fra i sudditi, lasciando o facendo lavorare, in ogni distretto, una gran fascia di terreno per il mantenimento delle vedove, dei mendicanti e dei soldati.
L'Inca Viracocha, dopo aver fatto queste e tante altre imprese notevoli, edificò un grande tempio in memoria del dio che lo aveva ispirato dentro al quale collocò una statua di pietra che lo raffigurava.
Le imponenti rovine del tempio di Viracocha sono ancora oggi ben visibili.


Pachacutec.
Da Viracocha e Mama Runtu (chiamata "uovo" per essere di carnagione bianca) nacque Pachacutec o Titu Manco Capac.
Pachacutec significa: "Colui che trasforma la terra." Fu considerato grande filosofo e profondo pensatore.
Dettò massime che rivelano il grado di cultura e civilizzazione a cui erano arrivate quelle società: - Il Re non ha potere finché i suoi sudditi non gli obbediscano con buona volontà.
- L'ubriachezza, l'ira e la pazzia non si differenziano molto tra loro tranne che le prime due sono volontarie e mutevoli, mentre la terza è permanente.
- Colui che invidia un altro danneggia solo se stesso.
- L'uomo nobile e animoso si riconosce perché è paziente nelle avversità.
- E' meglio che gli altri ti invidino per la tua bontà, piuttosto che essere tu ad invidiare gli altri per la cattiveria.
- Colui che uccide un altro condanna se stesso.
- Gli adulteri che danneggiano la fama e le qualità altrui, devono essere dichiarati ladri e pertanto impiccati come tali.- Quando i sudditi fanno ciò che possono, il sovrano deve concedere loro clemenza e libertà.
- I giudici che ricevono denaro dai querelati, devono essere considerati ladri e meritano d'essere impiccati.
- L'indio che non sa governare in casa sua, non saprà governare il suo popolo.
- Il medico che non conosce le virtù buone e cattive delle erbe con le quali cura, non merita il nome che pretende.
- Colui che vuole contare le stelle e non sa contare i Quipus è degno di essere beffato.
Pachacutec fece costruire a Cuzco il Coricancha, il famoso tempio del dio Sole, di cui si possono ammirare il resti imponenti.
Questo Re, una volta al governo, continuò l'opera di suo padre, edificò nuove scuole e conquistò nuove terre.


Tupac Yupanqui.
Gli successe il figlio Tupac Yupanqui, decimo Inca, appassionato cacciatore.
Sottomise dapprima gli Huancas, poi organizzò un esercito di trentamila uomini che diresse a Sud, dove sottomise i Chirihuanas e conquistò il Cile, attraversando deserti e alte montagne.
Aspri combattimenti avvennero nel paese degli Araucos e furono necessari rinforzi (diecimila uomini) per arrivare ai margini del fiume Maule, dove fu posta la pietra miliare che indicava il limite Sud dell'Impero.
L'esercito ritornò in seguito a Cuzco dove fu ricevuto con festeggiamenti per celebrare le nuove conquiste; fra queste deve anche contarsi la resa volontaria dei Tucma (Tucumán).
Tupac Yupanqui organizzò anche una leggendaria spedizione marittima nel corso della quale scoprì le isole Galapagos e si narra arrivò anche in Oceania.
Durante il suo regno furono realizzate grandi opere.
La più imponente è la fortezza di Sacsahuaman le cui mura hanno meravigliato il mondo per le grandi pietre usate per costruirla.
Gli architetti che diressero i lavori di questa costruzione furono scelti fra quelli della casa reale.
Oltre a tutte le ricchezze che arredavano i tre palazzi, si racconta che gli immensi giardini erano ornati con numerosi animali in argento e oro di tutte le specie conosciute.
Anche Tupac Yupanqui, come i suoi predecessori, acquisì nuove terre e sottomise gli Huacrachucros, i Chachapuyas e i Mayapampas.
Per le sue conquiste merita di essere chiamato l'Alessandro del Nuovo Mondo.


Huayna Capac.
Huayna Capac ("giovane ricco") successe a questo Re; fu grande conquistatore e magnanimo sovrano.
L'undicesimo Inca, valoroso come i suoi predecessori, riuscì ad estendere i confini dell'Impero e a civilizzare le nazioni barbare che vivevano ai confini.
Si diresse verso il nord con un formidabile esercito e sottomise molte provincie e regni fra cui quello di Quito la cui conquista era stata iniziata da Tupac Yupanqui.
Huayna Capac si sposò con sua sorella maggiore, dalla quale non ebbe figli, cosa che allarmò la Corte poiché si aspettava da lui un erede consanguineo.
Quando il re dopo cinque anni conquistò Quito, si innamorò per la sua bellezza della figlia del sovrano che sposò.
Di ritorno a Cuzco con il suo esercito per rendere conto a suo padre delle nuove conquiste, si sposò con la seconda sorella Rava Ocllo.
Da lei nacque Huascar, intanto che la principessa di Quito dava alla luce Atahualpa.
Così nacquero questi due futuri sovrani che causarono la divisione e la rovina del poderoso Impero dei figli del Sole.


Huascar e Atahualpa gli ultimi due Inca.
Huayna Capac amava moltissimo suo figlio Atahualpa e la madre, principessa di Quito, che rimase in quella città come regina e sovrana.
Huascar cresceva nella corte ed era l'erede del trono di Cuzco, ma non aveva l'affetto di suo padre, che divise l'Impero dando il Nord a Atahualpa e il Sud a Huascar.
Era tutto in ordine quando Huayna Capac morì a Quito, ma l'ambizione dei due fratelli e il loro desiderio di nuove conquiste fu motivo di discordia: Huascar pretendeva di essere il solo imperatore.
Atahualpa apparentemente acconsentì alle richieste di Huascar, ma nello stesso tempo prese le armi contro di lui, dichiarandogli guerra a Cuzco.
Dopo una cruenta battaglia lo imprigionò (Huascar, sorpreso, non aveva avuto il tempo di preparare il suo esercito).
La prima formidabile battaglia fu combattuta presso la città imperiale e molti membri della famiglia reale furono uccisi dagli invasori che si proposero di non lasciare in vita nessun Inca della famiglia di Cuzco.
Quando arrivarono le navi dei conquistatori spagnoli il governo e la situazione erano in condizioni talmente disastrose che l'attenzione di Atahualpa dovette dividersi fra la custodia del prigioniero e l'invasione degli spagnoli.
L'apparizione di questi, vestiti con armature di ferro, ornati di fucile, a cavallo e con lunghe barbe, fece credere agli Incas di essere in presenza di semi-dei o di fantasmi.
Per questa ragione gli spagnoli furono chiamati Viracochas e furono ossequiati e obbediti senza resistenza.
 Gli avvenimenti precipitarono e la fine degli Incas fu inevitabile: Huascar fu ucciso in prigione dai cortigiani nemici e Atahualpa fu ucciso dai conquistatori.
Così finì storicamente l'Impero, ma la cultura, la tradizione, le ricchezze (che non furono mai interamente scoperte) continuano a esistere nelle Ande con il popolo Quechua, che ancora abita le terre che occupava prima dell'arrivo degli spagnoli.

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