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20 - 03 - 2019

Il furbo falegname

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il furbo falegname

 

C'era una volta un falegname che sarebbe stato una vera perla d'uomo se non
avesse avuto il brutto vizio di giocare alle carte.
E sentite dunque come quel furbacchione seppe sfruttare ciò che la sorte gli aveva
dato.
Un bel giorno gli capitarono in bottega Gesù e san Pietro, che erano scesi in terra a
controllare come andavano le cose.
Tutto buon cuore, il falegname, ignaro di chi fossero i due viandanti, offrì loro
pane, companatico e ottimo vino, con tale gentilezza che Gesù volle ricompensarlo.
Al momento del commiato gli disse: «Chiedimi tre grazie e sarai accontentato».
«Chiedi la salute dell'anima!» gli mormorò san Pietro.
«Domanderò quel che mi pare» rispose il falegname. «Ecco i miei tre desideri.
Primo: che ogni volta io giochi, vinca; secondo: che chi si siede sul mio sgabello vi
rimanga attaccato e non possa alzarsi senza il mio permesso; terzo: che chi sale sul
mio albero di fichi ci resti imprigionato».
«Ti sia concesso» disse Gesù.
San Pietro, fuori di sé dalla collera, borbottò: «Disgraziato, dovevi chiedere la
salute dell'anima!».
«Taci, sei proprio noioso con i tuoi consigli» gli rispose il falegname.
Così Gesù e san Pietro se ne andarono e il nostro falegname... via di volata a
giocare! Giocò tutta la sera, onestamente si capisce, e vinse fino alla fine. Una vera
cuccagna!
Divenuto quasi ricco, credete che smettesse di piallare e segare? Neanche per
sogno! Era un buon uomo, giusto e laborioso: donò gran parte del denaro vinto al
gioco ai poveri e continuò a lavorare come prima perché il lavoro, diceva lui, scaccia
i cattivi pensieri.
Quando si trovava un po' al verde, tornava puntualmente al tavolo da gioco
vincendo fior di quattrini. Passarono così felicemente molti anni. Una sera, avvolta in
un gran manto nero, la Signora Morte arrivò a prenderlo.
Particolarmente stanca per il gran camminare di quella giornata, si sedette sullo
sgabello del falegname, tanto per riposare un po' prima di riprendere il viaggio.
«Ma brava» la beffò l'uomo: «ora prova ad alzarti!».
La Morte lo guardò stupita, pensando che il poveretto fosse andato fuori di testa
nel vederla e fece per alzarsi ma, malgrado tutti gli sforzi, naturalmente non ci riuscì.
«Oh povera me!» si lamentava la Morte, rendendosi conto di essere preda di uno
strano incantamento. «Come faccio ora?».
«Che cosa puoi concedermi se ti libero?» rispose il furbo ometto.
«Chiedi pure ciò che vuoi e te lo concederò» promise la Morte, smaniosa di alzarsi
da quello sgabello.
«Voglio ancora cento anni di vita.»
«Oh, che esagerazione! Te ne concederò cinquanta!»
«Bene, mi accontenterò, vada per altri cinquant'anni di vita!». E, presi i debiti
accordi, la Morte si rimise in cammino.
Cinquant'anni dopo, neppure un minuto di più, eccola che torna ben decisa a
prendersi quanto le spettava.
Il falegname, che era diventato un arzillo vecchietto, era pronto ad accoglierla ma,
naturalmente, a modo suo.
«Eccoti di nuovo! Ma come ti trovo sciupata, mia cara Morte... così magra...
Guarda che splendidi fichi ho sulla mia pianta: prima di partire, perché non sali tu
stessa e ne cogli qualcuno?»
In effetti, quell'idea non dispiacque affatto alla Signora, alla quale non capitava
spesso che qualcuno le offrisse gentilmente qualcosa con cui rifocillarsi. Perché non
approfittarne?
Così la Morte salì sul fico e... potete immaginare cosa successe. Vi rimase
impiantata più salda di uno dei suoi rami.
La poveretta se ne uscì in lamenti e imprecazioni, ma ciò non le servì a liberarsi;
solo il furbo vecchietto poteva aiutarla.
«Cosa mi concedi se ti faccio scendere dal mio fico?» chiese l'uomo.
«Chiedi ciò che vuoi e te lo concederò» rispose esasperata la Morte.
«Duecento anni di vita ancora!»
«Facciamo cento e sia finita lì!». Il tono con cui la Signora rispose suggerì al
falegname di accontentarsi.
Si misero d'accordo per la seconda volta e la Morte se ne andò rodendosi dalla
rabbia.
Passati i cento anni, il nostro falegname era proprio uno straccetto, persino stanco
di vivere e, difficile a credersi, di giocare a carte. Era comunque soddisfatto di quella
lunga vita che volgeva al termine e moriva da onest'uomo così come era vissuto.
Se ne partì quindi in compagnia della nera Signora, che lo portò diritto alla porta
del Paradiso.
«Ecco» disse rivolta a san Pietro: «finalmente ti ho portato il falegname!».
«Quale falegname?» chiese il santo. «Forse quello che non seguì il mio
suggerimento di chiedere la salvezza dell'anima? E adesso vorrebbe entrare? Via di
qui!».
«Buon Santo» si intromise l'omino, «con il denaro vinto al gioco io ho fatto tutto il
bene che ho potuto e sono rimasto sempre un onesto lavoratore».
Ma san Pietro non volle sentir ragione e, con un gran tonfo, sbatté la porta del
Paradiso.
Allora la Morte, tutta trafelata, se lo riprese avviandosi verso il Purgatorio. Aveva
proprio voglia di liberarsi di quel problema, anche se in cuor suo quell'omino
cominciava a esserle quasi simpatico.
«Un giocatore?» gridò l'Angelo guardiano del Purgatorio. «Via di qui! Non
vogliamo gente di tale risma! Che se ne vada all'Inferno!».
E la povera Morte, sbuffando, si riprese il suo carico e si tuffò giù verso il Regno
degli Inferi.
Lucifero in persona li accolse con grande entusiasmo: «Ma guarda un po' chi c'è! Il
falegname. Avevo una gran voglia di conoscerti. Duecento anni di vita sono un bel
vivere, furbacchione!».
E subito lo volle portare nel suo antro fumoso, dove nessuno sa quali cose
tremende accadono.
«Sono stato un giocatore, è vero» gli disse il vecchio uomo, «ma un giocatore
onesto. Ho reso felice molta gente con il mio guadagno, ho sempre lavorato e non ho
mai fatto del male a nessuno».
«Vincere sempre a carte e non fare mai del male a nessuno sono due cose che non
vanno d'accordo» gli rispose Lucifero. «Un giocatore che vince sempre deve essere
per forza un baro, quindi resterai qui».
«Beh!» ribatté il falegname. «Hai un mazzo di carte?».
«Mi prendi forse in giro? Non sai che tutte le carte della terra vengono fabbricate
proprio qui e che noi ne conserviamo gli stampi?» gli rispose orgoglioso Lucifero.
«Ebbene, allora giochiamo! Ti dimostrerò che posso vincere anche te.»
«Vincere me che sono il re del gioco? Mi fai giusto ridere! Voglio proprio
divertirmi! Ma tu cosa hai da giocarti?»
«Ormai non ho che la mia povera anima.»
«E sia, giochiamoci questa tua animacela!» urlò divertito il diavolo.
Gioca e gioca e gioca, non so dirvi per quanto tempo Lucifero e il falegname si
accanirono sulle carte. Una partita dopo l'altra, il falegname non faceva che vincere.
Alla fine il diavolo batté un poderoso pugno sul tavolo, tanto che tutto l'Inferno ne fu
sconquassato.
«Basta!» gridò inviperito. «Vattene da qui e non farti più vedere da me!».
Il nostro uomo se ne tornò allora alla soglia del Paradiso e cominciò a bussare, ma
san Pietro non ne voleva proprio sapere di aprirgli.
A Gesù non rimase altro da fare che intervenire personalmente.
«Suvvia, Pietro, lascialo entrare. Da un dono che avrebbe potuto portare molto
male, sia a lui sia agli altri, quest'uomo ha saputo invece trarre del bene per tutti. Non
è solo chiedendo la salvezza dell'anima che la si ottiene!». E così dicendo aprì il
grande portone dorato.

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