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23 - 02 - 2019

Odino...il dio dai mille volti

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odino


Ogni appellativo di Odino richiama una sua caratteristica o impresa, Odino è il padre degli dei e degli uomini. Odino è in norreno Vaden che significa “furore”.

Berserkir (quelli vestiti con pelli di orso), Ulfhednir (con pelli di lupo) erano indomiti e furiosi guerrieri metà bestie e metà uomini, invincibili, appartenevano ad alcune società culturali dedicate ad Odino. I membri di queste sette si sottoponevano a crudeli riti di iniziazione bevendo e drogandosi fino a non sentire più il dolore fisico, forse nelle droghe va ricercato il “furor bersercicus”. Sigfodhr (padre della vittoria, appellativo di Odino) imbrigliava le armi dei nemici immobilizzandole, oppure li accecava e questi morivano per mano dei “raccomandati” di Odino. Infatti un altro appellativo è Herblindi (accecatore di guerrieri).

Odino era anche capriccioso infatti a volte faceva dispetti mortali anche ai suoi protetti. Altro appellativo è Valfodhr (padre degli uccisi), colui che muore valorosamente in battaglia infatti (il Val) viene prelevato dalle Valchirie che montano su cavalcature alate.

Il suo carattere di divinità Psicopompa è alla base del suo paragone con Mercurio (romano) nell’Interpretatio romana di Tacito, il giorno di mercurio (mercoledì), che tra i nordici era il “giorno di Woden” (guarda anche Wednsday).

Odino però non aveva sangue del tutto divino, come tutte le divinità, Odino nacque dalla gigantessa Bestia, sposa di Bor, figlia di Buri, plasmato dalla vacca Adhumula. Odino in seguito uccise i fratelli.

Sua sposa è Frigg dea della fecondità e fertilità, con la quale generò tutti gli dei tranne Thor che nacque da Jordh (madre terra).

Odino però è anche dio della saggezza (vd. Capitolo sull’Asgardh).

La leggenda per la quale abbia ceduto un occhio per la saggezza è metafora dello sguardo del saggio che sa scorgere dietro le apparenze l’essenza delle cose.

Per l’ansia di comprendere i primi reconditi misteri si impicca ad un ramo di Yggrdrasil, penzola per 9 giorni e 9 notti privo di conoscenza (in coma).

Poi non soddisfatto si trafigge con una lancia (la “ferita di Odino”), questa ferita era emulata da molti guerrieri per ingraziarsi il dio. Mentre era ferito duramente e soffriva la sua mente era in viaggio (sciamanico? Droghe pesanti?) e in questo vide le rune, e le raccolse da terra.

A volte annoiato girava sotto mentite spoglie a Midhgard, si vestiva preferibilmente da vecchio con abito logoro e senza una manica. Veniva chiamato Vafudhr (il vagabondo).

Quando era richiesto in maniera ufficiale però cavalcava il suo destriero Sleipnir (che sdrucciola) uno stallone grigio a 8 zampe. L’animale era l’unione dell’astutissimo Loki (portentoso nelle trasformazioni animali) con Svadhilfari (uno stallone).

Sulle spalle di Odino ci sono due corvi Hugin (pensiero) e Munin (memoria). Questi volano dal mattino e la sera raccontano ad Odino cosa hanno visto. Ai fianchi del dio inoltre ci sono Geri (ghiottone) e Freki (vorace) due lupi che simboleggiano la ferocia degli Ulfhednir.

La sua spada è stata forgiata dai nani Brokk e Sinori, è Gungnir, in una battaglia colpiva da sola all’infinito.

I due nani fecero anche l’anello Draupnir (che gocciola) che si poteva riprodurre ogni 9 notti in 8 esemplari identici. Questa sarà posto sulla pira di Balder come “aureo viatico” per il viaggio al di la.

Odino inoltre conservava la testa di Mimir, irritando i signori di Vanaheim. Un giorno stufi di attendere il dio lo decapitarono eliminando i contrattempi con i consulti con Hoenir, il dio Odino infuriato tornò con la testa ad Asgardh e la cosparse di erbe magiche e recitando strane litanie riuscì a non farla imputridire. Si consulterà con la testa quando si avvicinerà la fine dei tempi, ma ciò non servirà a nulla, morirà tra le fauci di Fenrir.

 

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