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20 - 03 - 2019

Il coltello arrotato

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il coltello arrotato


  C'era  una  volta  un  uomo  che aveva due figli,  una ragazzetta e un

    bambino.  Questo povero cristiano ebbe la disgrazia di perdere la  sua

    donna.  Dopo  poco  tempo,  più che altro per dare una mamma ai propri

    bambini, tornò a sposarsi. Ma capitò in una caporala,  che voleva poco

    bene a lui e ancor meno ai suoi figli.

    Non  poteva soffrirli e gonfiava qualunque sciocchezza essi facessero,

    per metterli in cattiva luce agli occhi del loro padre.  Il marito  le

    andava dicendo: "Sta' loro dietro con le buone: sono piccini!".

    Ma  questa donnaccia cresceva sempre in cattiveria e nell'avversione a

    quella povera innocenza.

    Un giorno che la sua stizza era più grande  del  solito,  dice  a  suo

    marito:  "Così  non  si dura!  Io son decisa: o fuori loro o via io!".

    Credendo che fosse una sfuriata passeggiera,  lui,  andando al lavoro,

    le  fa  una delle solite preghiere;  ma poco dopo essa li bastonò e li

    mise fuori dalla porta. Verso sera, quando tornò stanco,  gli fece una

    testa grossa così. I bambini erano ancora fuori senza mangiare ed egli

    li chiamò e volle che mangiassero insieme con lui.

    La notte essa continuò ancora,  tanto che il marito dovette promettere

    di condurli via e di lasciarli andare in balia della fortuna.

    Ma mentre essi litigavano,  la ragazzetta,  che era  più  grandicella,

    vegliava  e,  sentendo  quei discorsi,  si raccomandava alla sua mamma

    morta.

    La mattina presto la matrigna  si  alza  e  si  mette  al  tagliere  a

    smorzare della farina da far delle piade sul testo. Poco dopo il babbo

    chiama i bambini: "Ragazzi, volete venir con me al bosco della Stenta?

    (Località  nella  valle del Senio,  presso Tebano,  così come le altre

    ricordate di seguito)".

    Il bambino, che non sapeva niente,  salta su: "Oh,  sì,  babbo,  tanto

    volentieri!".

    Ma  la  bambina,  che  aveva  sentito quello che dicevano,  potete ben

    pensare che cosa passasse in quel momento per quella povera testina.

    Saltano giù dal letto e pian piano si vestono.  Intanto che  il  babbo

    faceva  i  preparativi  per  la partenza,  questa bambina si riempì un

    sacchettino di aghi e lo nascose in tasca, e, mentre il suo babbo e il

    fratellino  camminavano  avanti,   essa   li   seguiva   facendo   una

    sparpagliatina di aghi lungo la strada.

    Quando  arrivarono nel bosco della Stenta,  il babbo si mette a segare

    un sacco di fieno e loro, intanto,  per passare il tempo s'erano messi

    a cogliere dei ciclamini,  dei mazzetti di rose salvatiche per farsi i

    pendenti (Non abbiamo trovato il termine  corrispondente  al  "craver"

    del testo) e dei colchici, perché si era in autunno.

    Quando  l'uomo  ebbe  raccolto  il  sacco  del fieno,  era già passato

    mezzogiorno:  allora  egli  tirò  fuori  le  piade.   Erano  sopra  un

    monticello  e  la  piada  ruzzolò  giù  per la china.  E intanto che i

    ragazzi scesero a prenderla, lui scappò. Credevano di tornare dal loro

    babbo,  ma questi non c'era più.  Il  ragazzino  scoppiò  in  un  gran

    pianto,  ma la bambina lo confortò: "Sta' quieto,  fratellino mio, ché

    la strada la so io!".  Lui si quietò,  e si misero sotto un castagno a

    mangiarsi la piada.

    Seguirono  sempre  la  traccia  degli  aghi.  Passano  la  piana della

    Falcona, scendono per altre stradine e finalmente arrivano a casa, che

    era verso sera.  Ma non avevano l'ardire di entrare  e  stavano  fuori

    dall'uscio,  quando  udirono  il  loro  babbo che diceva: "C'è rimasta

    della minestra: se ci fossero quei ragazzetti la mangerebbero".

    Il piccolino, senza tanto pensarci, esclama: "Siamo qui, babbo!".

    Il babbo vien fuori e li fa entrare.

    La matrigna brontolava senza dire una parola.  Quando ebbero mangiato,

    il babbo li mise a letto.  Fu allora che quella cattivaccia cominciò a

    sfilare la sua corona: "Eh, avevi detto di condurli via! Hai fatto una

    bella commedia per confondermi!".  E non la finiva più.  Egli  dovette

    promettere che la mattina seguente li avrebbe condotti in un bosco più

    lontano, di là da Pergola.

    Non si vedeva ancora luce che il babbo li chiamò; ma il ragazzetto gli

    disse sottovoce: "Basta però che non ci abbandoniate!".

    La ragazzetta, dato che le ragazze son sempre più assennate, prende su

    un  sacchettino  di  semola  e  poi la sparge come aveva fatto l'altra

    volta.

    Passano la Stenta, il Romitorio,  scendono dalla Pirotta e il babbo da

    una china gli ruzzola giù le piade. Il bambino non voleva scendere, ma

    la sorellina gli disse: "Vacci pure: starò io qui a badare il babbo".

     Ma  lui  confonde la bambinetta dicendo che si sarebbe allontanato un

    momento per fare un fatto suo: e sparì.

    Per farla breve,  la bambina fece ancora coraggio al  fratellino;  per

    tornare  a  casa vanno dietro la traccia della semola;  ma,  di quella

    semola,  buona parte se l'eran mangiata le formiche,  e ne era restato

    soltanto  qualche  poco  di  quando  in  quando,  tanto  che  poterono

    ugualmente trovare la strada per tornare a casa.

    Era verso sera quando arrivarono all'uscio e sentirono ancora il  loro

    babbo  che  li  ricordava perché era avanzata la minestra anche quella

    volta.  E non aveva ancora finito di parlare che si fece  sentire  una

    vocettina: "Oh, babbo, siamo qui!".

    E  così  poterono  ancora mangiare e dormire nel loro letto.  Tutta la

    notte la matrigna non fece altro che brontolare contro il marito  e  i

    ragazzi.  E  lui dovette prometterle che li avrebbe condotti ancor più

    lontano.

    La mattina,  nell'andarsene,  la bambina s'era fatto un sacchettino di

    miglio.  Cammina cammina,  dopo aver passato boschi e boschi, arrivano

    nel grande bosco della Pideura.  Nel fondo scorreva il  rio  Barbavera

    con  delle  rive  che sembravano toccare il cielo.  Sulle querce e sui

    castagni si sentiva il rigogolo, il gruccione, i voli delle starne, il

    chiacchiericcio delle ghiandaie;  lungo le rive  era  tutto  frassini,

    avellani,  ginepri,  e,  al  disotto,  una  bella  distesa  d'erba  da

    presepio,  di licheni,  di bei funghi:  orecchiette,  ovuli,  porcini.

    Sarebbe  stato  un  vero  paradiso  per  quei  poveri bambini,  se non

    avessero pensato a ciò che stava per succedergli.

    Il loro babbo,  passato il mezzogiorno,  gli diede le piade e si  mise

    seduto  sotto  una quercia;  ma,  intanto che mangiavano,  il babbo si

    nasconde dietro ad un terrapieno che faceva il monte,  così  folto  di

    prugnoli,  di  marucche  e  di  vitalba  che  un branco di porci ci si

    sarebbe benissimo potuto smarrire.  I bambini se  ne  accorgono  e  lo

    chiamano, e cercano il loro babbo: ma hanno un bel chiamare e cercare!

    Allora vanno per ritrovare la stradina, ma gli uccelli s'eran mangiato

    tutto  il  miglio  e i formiconi avevano fatto il resto.  Non sapevano

    come fare e si disperavano.  Si mettono a girare.  Gira che  ti  gira,

    capitano  in  un posto dove c'era una fontana,  sopra cui c'era questa

    scritta: "Chi beverà quest'acqua un animale diventerà!".

    Il bimbetto aveva una gran sete,  tanto più grande in quanto la piada,

    che avevano mangiato, era un po' salata. Ma la sorellina assolutamente

    non  volle:  "Chissà  che  animalaccio diventerai,  e io avrò paura di

    stare con te".

    Allora vanno ancora avanti e trovano un'altra fontana, con una scritta

    che diceva: "Chi beverà quest'acqua un agnellino diventerà".

    La sorellina non voleva che bevesse,  ma lui non ne poteva  più  e  si

    mise  a  bere;  e  mentre egli beve,  la sorellina disse: "Pazienza se

    diventerà un agnellino!".

    E infatti divenne un bell'agnellino.  Allora la sorella si  toglie  la

    cordella  dal  grembiule e gliela lega al collo,  trascinandosi dietro

    l'agnello.

    Al giorno mangiarono i  marroni  colati  che  cadevano  dai  castagni:

    venivan  giù  con  dei  tonfi  che  sembravano sassi.  Quei marroni li

    chiamano i furioni.

    Quando fu verso sera, andavano pensando dove potessero dormire.  Delle

    case vicine,  dove poter chiedere la carità di un po' di alloggio, non

    se ne vedevano.

    Verso il fondo del rivo vedono un salice cavo e ci si mettono  dentro.

    Alla  levata  del  sole  ne  escono  e  si  mettono  in  braccio  alla

    Provvidenza.

    Il  suo  agnellino  pascolava  l'erba  un  po'  dappertutto,  ed  essa

    domandava la carità di un po' di pane e di un po' di alloggio. Dio non

    abbandona  mai  nessuno,  e trovarono sempre da mangiare e da dormire.

    Tutti facevano l'elemosina a questa giovinetta che girava il mondo col

    suo agnellino e in ogni casa c'erano delle brave donne che le facevano

    la carità di un po' di alloggio.

    Cominciava a farsi  una  bella  giovanottina  e  l'agnellino  cresceva

    sempre più bello anche lui.

    Un  giorno  arrivano in un bel prato che era del re.  Il figlio del re

    capita da quelle parti e scorge questa bambinetta che pascolava il suo

    agnellino. Le chiede chi sia e chi non sia;  lei gli racconta tutta la

    sua  storia  dolente.  Tutto  commosso,  torna  a casa e dice alla sua

    matrigna,  dato che il babbo gli era morto: "Ho trovato nel prato  una

    giovanottina che non ha nessuno: la prenderemo con noi: qualcosa farà.

    L'aspetto  dimostra  che ha da essere una buona ragazza;  con sé ha un

    agnellino, che non abbandona mai".

    La matrigna nel sentir questo, disse che la prendesse pure insieme col

    suo agnellino.  La misero in cucina ad aiutare la cuoca.  Ogni  giorno

    prendeva con sé il suo agnellino e lo conduceva a pascolare.

    Passando  il  tempo  e  mangiando bene,  diventava sempre più bella ed

    anche brava nel cucire e nel ricamare.  Il figlio del  re  ben  presto

    s'innamorò di lei e volle sposarla.

    Ma non era ancora passato un anno dal matrimonio,  che venne un ordine

    che il  giovane  doveva  andare  alla  guerra.  Prima  di  partire  si

    raccomandò  tanto  alla  sua  matrigna che cercasse di avere ogni cura

    della sposa e,  siccome voleva comprarsi dei bambini  dopo  che  fosse

    nata  la  creatura,  che  gli  facessero  sapere in qualunque modo che

    cos'era nato,  se uomo o donna,  e che  gli  mettessero  il  nome  del

    proprio padre.

    Il giovane non se n'era - si può dire - ancora andato, che la matrigna

    cominciò ad avere in uggia la sposa e l'agnellino.  Quando la creatura

    nacque,  la matrigna gli mandò a dire che  era  nato  uno  scherzo  di

    natura. Lui rispose che era lo stesso e che bisognava rassegnarsi alla

    volontà di Dio: che si facesse conto di quel che era nato,  e che egli

    sperava di ritornare presto.  Viceversa era venuto al mondo un bambino

    sano e bello.

    Essa  teneva  dentro  il  suo  dolore  con  la speranza che suo marito

    tornasse presto a casa.  Si  consolava  col  suo  bambino  e  col  suo

    agnellino.  Un giorno la vecchia le disse che era una bella giornata e

    che sarebbe stato bene far prendere un po' di aria buona al bambino.

    Vanno a passeggio sulla riva del mare. E la vecchia, sul più bello, le

    dà uno spintone e buttò nell'acqua lei e il suo bambino in braccio.

    Quando l'agnellino venne a sapere la fine della  sua  sorella,  andava

    tutti i giorni sulla riva a chiamare e a parlare con sua sorella.

    Intanto  la  vecchia,  non  ancora contenta di quello che aveva fatto,

    comincia a  dire  che  non  voleva  più  vedere  l'agnellino,  che  lo

    portassero via e che lo ammazzassero: voleva vederne la coratella.  Il

    servitore, che era affezionato anche lui all'agnellino,  non fu capace

    di ammazzarlo e lo diede ad un contadino, dicendo di tenerlo bene, ché

    sarebbe  stato  ricompensato.  Poi comperò una coratella di lepre e la

    mostrò alla vecchia.

    L'agnellino sapeva la sorte  che  voleva  riservargli  la  vecchia,  e

    andava  sulla  riva  del  mare: ""Bee!" Coltello arrotato: mi vogliono

    ammazzare!". E la sorellina:

 

    Fratello mio, non ti posso aiutare,

    ché sono nella panza del pesce pagano

    che ha sposato la figlia del re prussiano.

 

    Dopo pochi giorni arrivò il re. Appena sceso da cavallo,  chiede della

    sua donna; ma la vecchia gli risponde che tanto lei che quello scherzo

    di  natura  erano  morti.  Egli  scoppiò  in  un gran pianto e domandò

    dell'agnellino. E il servitore gli disse: "Ce l'ha un contadino: venga

    a vederlo. E va sulla riva del mare a parlare!".

    Egli ci va. L'agnellino, quando lo vede, lo conduce alla riva del mare

    e poi dice: ""Bee!" Coltello arrotato! Mi vogliono ammazzare!".

    E dal mare viene una voce:

 

    Fratello mio, non ti posso aiutare,

    ché sono nella panza del pesce pagano

    che ha sposato la figlia del re prussiano.

 

    Lui  distingue  la  voce  della  sua  sposa,  subito  ordina  che  sia

    prosciugato  il mare e,  quando trovano la balena,  la aprono e vedono

    che ne salta fuori la sposa con il bambino  in  braccio.  L'abbraccia,

    diede tanti baci al bambino e si fece raccontare ogni cosa.

    Allora  diede  ordine  di prendere la sua matrigna e la matrigna della

    sua donna,  e le fece bruciare in una botte di zolfo nel  mezzo  della

    piazza.

 

    La mia favola non è più lunga;

    chi vuole che gliene aggiunga,

    un panetto e una sardella

    e ve ne dirò una ancor più bella;

    un panetto e un po' da bere

    ve ne dirò una di qui, a sedere.

 

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