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17 - 01 - 2019

Il cervo meraviglioso

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il cervo meraviglioso


    Una volta un fabbricante di scope viveva con la moglie e due figlie in

    una  capanna  nei  pressi del bosco.  Pur essendo molto poveri,  i due

    coniugi vivevano onestamente.  Ogni giorno si  recavano  nel  bosco  a

    cercare le ginestre e i rami secchi che occorrevano loro per costruire

    le scope. Un giorno però la moglie si ammalò e morì, lasciando da solo

    il  marito  con  le  due  piccole figlie,  che si chiamavano Magretl e

    Annele.  Non potendo portare le bambine con sé nel bosco e non volendo

    nemmeno  lasciarle  sempre  sole,  l'uomo decise di risposarsi,  ma la

    nuova moglie,  ben lungi  dall'essere  una  buona  madre,  elaborò  un

    crudele progetto per liberarsi della piccola Annele, che non era buona

    a nulla e le sembrava solo di impiccio.  Magretl invece poteva esserle

    utile perché l'aiutava nei lavori domestici,  nel fare le  scope,  nel

    badare  alle  capre.   Per  questo  iniziò  a  manifestare  una  netta

    preferenza per Magretl, e a trattare male Annele.  Cercò di convincere

    Magretl  che  sarebbe  stato  molto  meglio  se la sorellina non fosse

    proprio esistita, e che le loro condizioni sarebbero migliorate se non

    avessero avuto da nutrirla e vestirla.  E poi tutti i  soldi  che  ora

    spendevano  per i vestiti di Annele,  li avrebbero potuti spendere per

    farne di più belli a Magretl.  Magretl,  che era  una  bimba  superba,

    cadde facilmente nel tranello preparato dalla matrigna.

    Così  entrambe  cominciarono  a  cercare un sistema per sbarazzarsi di

    Annele.  Pensarono di recarsi in  mezzo  al  bosco  con  la  scusa  di

    raccogliere funghi e bacche e far provvista di legna per l'inverno,  e

    qui giunte abbandonare  Annele  e  fuggire.  In  questo  modo  non  le

    avrebbero  fatto  del  male  e  si  sarebbero  liberate  di  lei senza

    incorrere nell'ira del padre.  Annele però si trovava proprio  davanti

    alla  porta  della  "Stube" (Soggiorno caratteristico delle abitazioni

    tirolesi.) quando udì questi discorsi e scoprì così  il  piano  ordito

    dalla matrigna e dalla sorella. Si chiedeva che cosa avrebbe fatto una

    volta  sola nel bosco;  aveva anche udito che vi si aggiravano branchi

    di lupi, e ne aveva una gran paura.  Pensò allora di correre dalla sua

    madrina,  che  era  sorella  della  sua  vera  mamma e che sicuramente

    l'avrebbe aiutata. Non appena Annele le ebbe raccontato tutto,  costei

    le  disse:  "Su,  non  piangere più cara;  ora ti do un sacchettino di

    segatura e domani,  quando  andrete  nel  bosco,  senza  farti  vedere

    spargerai dietro di te la segatura,  in modo da poter poi ritrovare la

    strada".

    La bimba fece  come  le  aveva  consigliato  la  madrina.  Il  mattino

    seguente, dopo aver camminato per un tratto nel bosco, le tre donne si

    fermarono su una roccia coperta di muschio,  mangiarono il loro pane e

    colsero qualche bacca.  A un certo punto la matrigna,  rivolgendosi  a

    Magretl,  disse:  "Ho  un tale fastidio in testa!  Spidocchiami un po'

    mentre Annele ci precede giù per la discesa a raccogliere  la  legna".

    Pur  sapendo che si trattava di una scusa per farla allontanare Annele

    ubbidì e andò in cerca di rami secchi,  continuando  però  a  spargere

    dietro di sé la segatura. Raccolse la legna e quando vide che le altre

    non  la raggiungevano,  tornò alla roccia dov'erano sedute poco prima;

    la matrigna e Magretl non c'erano già più  come  la  bimba  supponeva.

    Allora  Annele  continuò  a  seguire  la striscia di segatura e giunse

    felicemente a casa. Gettò il fascio di legna sotto la tettoia ed entrò

    in cucina.

    Quando la matrigna la vide corse in  camera  e  disse  a  bassa  voce:

    "Magretl,  Annele è riuscita a tornare.  Domani dobbiamo ritornare nel

    bosco,  e portarla ancora più lontano  in  modo  che  non  ritrovi  la

    strada".  Annele,  che aveva origliato alla porta, si rivolse di nuovo

    alla sua madrina che le disse: "Vedo che quella donna malvagia non  si

    dà pace, finché non si libera di te. Prendi questo sacchetto di farina

    d'avena e spargila dietro di te come hai fatto con la segatura e anche

    questa volta ritroverai la strada per tornare a casa".  Annele rincasò

    e mentre tutti sedevano a  tavola  per  la  cena  la  matrigna  disse:

    "Domani andiamo di nuovo a cercare funghi e quindi dobbiamo inoltrarci

    più  di oggi nella foresta".  Annele sapeva già il vero significato di

    quelle parole,  ma non aveva paura;  prima di coricarsi si inginocchiò

    davanti  al  letto  e  nella  sua  preghiera  serale  chiese  a Dio di

    proteggerla.

    Il giorno seguente si recarono nuovamente nel  bosco.  La  matrigna  e

    Magretl  procedevano,  entrambe  molto  divertite.  Annele  le seguiva

    triste,  chiedendosi che cosa avesse fatto di male  per  meritarsi  il

    loro odio. Quando furono nel bosco si sedettero ancora su una roccia e

    mangiarono  il  loro  pane.  Questa volta la matrigna disse: "Mi sento

    mordere sulla gamba.  Vieni Magretl,  deve esserci una pulce nella mia

    calza:  cerca di prendermela,  tu che ci vedi bene e sei più svelta di

    me".  Magretl si inginocchiò per catturare la pulce della matrigna,  e

    Annele fu spedita avanti con la solita scusa della legna. Anche questa

    volta  Annele  sparse  dietro  di  sé la farina d'avena e così la sera

    giunse di nuovo a casa.

    Questa volta la matrigna  si  adirò  moltissimo  e  disse  a  Magretl:

    "Vorrei  proprio sapere chi ha messo il suo zampino in questa vicenda.

    La prossima volta non deve tornare a casa in nessun modo,  costi  quel

    che  costi".  Udite  queste  parole  Annele  corse  dalla sua madrina:

    "Quella donnaccia!" disse la madrina. "Stai tranquilla che ti aiuterò.

    Ora non ho però nient'altro che questo sacchettino di semi di  canapa;

    prendilo  e  getta  dietro  di te i semi." La madrina non si rese però

    conto di averle dato un cattivo consiglio.

    Il mattino seguente tornarono nel bosco;  a mezzogiorno  si  sedettero

    sul tronco di un albero a mangiare il loro pane,  Magretl ricominciò a

    spidocchiare la matrigna e Annele fu mandata più avanti. Al momento di

    far ritorno sui suoi passi,  la bimba si accorse con terrore  che  gli

    uccellini  stavano  beccando  gli  ultimi semi di canapa rimasti.  Non

    ritrovò quindi più la strada di casa e scoppiò a piangere  Quando  poi

    le  ombre degli alberi cominciarono ad allungarsi e iniziò a calare la

    sera, Annele si mise a pregare;  poi fu assalita dalla paura dei lupi,

    che sarebbero sopraggiunti nel corso della notte e,  visto che era una

    bimba furba e sapeva  arrampicarsi  come  uno  scoiattolo,  decise  di

    salire  su un albero per guardarsi intorno e vedere se nelle vicinanze

    non vi era per caso un maso  o  un  paese.  Così  si  accorse  che  in

    lontananza, nel mezzo del bosco, si levava un sottile filo di fumo. Si

    precipitò  allora  verso quel fumo e si trovò davanti a un'alta roccia

    incavata,  chiusa con una  parete  di  rami  secchi,  dove  si  poteva

    scorgere   una   piccola  porta.   La  bimba  abbassò  la  maniglia  e

    dall'interno una voce domandò: "Chi è?".

    Ella rispose: "Sono Annele" e chiese ospitalità per la notte.  La voce

    disse:  "Puoi  entrare  solo se mi prometti che rimarrai tutta la vita

    con me,  che non lascerai mai entrare nessuno in questa casa e che non

    mi  tradirai  mai".  La bimba promise tutto,  perché voleva trovare un

    rifugio prima che calasse la notte.  Fu fatta entrare,  e invece di un

    uomo  vide un cervo dietro alla stufa.  Annele si spaventò e stava per

    scappare quando il cervo le si rivolse con una voce d'uomo,  e con uno

    sguardo  così dolce che le fece passare ogni paura.  Sollevando le sue

    corna enormi disse: "Non devi fare altro  che  mungermi  ogni  mattina

    prima  dell'alba  e  ogni sera prima del tramonto.  Potrai bere il mio

    latte e se non farai  entrare  nessuno,  nemmeno  la  tua  sorella  di

    sangue,  io ti procurerò tutti i vestiti di velluto e seta che vorrai.

    Se tu però mi tradisci la nostra fortuna terminerà".  Annele  promise,

    si  mise  nel letto che si trovava nell'angolo e sprofondò nelle piume

    come in una nuvola.

    All'indomani, come aveva promesso,  il cervo le portò dei vestiti così

    belli che sembravano quelli di una principessa.  Da quel momento i due

    vissero felici e contenti nella  grotta  e  gli  anni  passavano  come

    fossero giorni.

 

    Nel  frattempo  Magretl  era diventata più giudiziosa e spesso pensava

    alla sua povera sorella e a ciò che le aveva fatto.

    Un bel mattino, andando nel bosco a far legna, smarrì la strada tra le

    felci e i cespugli. Giunta allo stremo delle forze si fermò a riposare

    e pregò Dio di aiutarla, ora che si trovava nella stessa situazione di

    pericolo e paura nella quale anni  prima  aveva  gettato  la  sorella.

    Quando  si  svegliò  il sole era al tramonto;  piangendo e pregando si

    arrampicò anche lei su un albero come aveva fatto Annele e  scorse  in

    lontananza una sottile striscia di fumo.  Seguendo quel segnale giunse

    alla roccia e bussò ripetutamente alla porta senza ottenere  risposta.

    Proseguì  allora  il  suo cammino fino a una grossa quercia dal tronco

    incavato,  che le offrì protezione per la notte.  Il mattino  dopo  si

    alzò  e  cercando  la  via  del ritorno giunse nuovamente alla roccia.

    Essendo ancora stanca,  affamata e  impaurita,  e  non  conoscendo  la

    strada,  cominciò di nuovo a bussare alla porta, pregando e implorando

    di farla entrare per pietà di Dio, che lei era solo una povera ragazza

    che si era smarrita nel bosco.

    Annele riconobbe la sorella dalla  voce,  ma  ricordando  la  promessa

    fatta al cervo non aprì e disse: "Non posso far entrare nessuno, anche

    se  lo volessi;  non posso aprire la porta nemmeno alla mia sorella di

    sangue, perciò andatevene pure,  perché se io non ubbidissi accadrebbe

    una disgrazia". La sorella cominciò allora a lamentarsi e piangere, in

    modo  tale  da  impietosire  anche i sassi.  Annele,  che era buona di

    animo, non riuscì a sopportare a lungo le lacrime e le preghiere della

    sorella maggiore, e alla fine le aprì la porta e la accolse.  Magretl,

    trovandosi  davanti  la  sorella,  le chiese scusa per i dolori che le

    aveva causato.  Accortasi dei magnifici abiti che  la  sorella  minore

    indossava,  le si sedette vicino sulla panca del focolare e cominciò a

    tempestarla di domande.  Annele,  per non  tradire  la  sua  promessa,

    inventò  una  serie  di  storie  dicendo dapprima di abitare presso un

    orso, poi presso un lupo e infine, cedendo alle lusinghe della sorella

    che non le credeva,  le raccontò tutto.  Dopo essersi  tradita  Annele

    divenne  molto  triste.  Magretl,  invidiosa  della sorte toccata alla

    sorella,  si fece indicare la strada del ritorno e una  volta  a  casa

    raccontò tutto alla matrigna che le disse: "Domani andremo nel bosco e

    cercheremo la grotta,  poi prenderemo Annele con il suo cervo e i suoi

    vestiti.  I bei vestiti ce li terremo per noi e  il  cervo  lo  faremo

    uccidere".

    Quando  quella sera il cervo tornò a casa,  era molto triste,  e senza

    dire nulla si mise dietro la stufa e fece finta di dormire. Annele non

    osava guardarlo per la vergogna e il pentimento.  D'un tratto però gli

    chiese: "Perché sei così silenzioso stasera, caro cervo?".

    "Come farei a non tacere" rispose il cervo "quando tu hai parlato così

    tanto?  Non hai seguito il mio ordine e ora è la fine! Tutto è perduto

    per entrambi. E pensare che tu avresti potuto liberarmi! Invece ora io

    devo morire e tu  sarai  costretta  a  far  ritorno  alla  tua  antica

    miseria.  La tua matrigna verrà a prenderti assieme a tua sorella e io

    non potrò più aiutarti, perché mi uccideranno."

    Annele pianse per tutta la notte,  il dolore le spezzava il cuore.  Il

    cervo  non  poté  resistere a questa vista e la consolò dicendole: "Io

    ora devo morire per te,  ma questo fatto si muterà nella tua  fortuna.

    Quando la tua matrigna mi avrà ucciso,  fatti consegnare il mio cuore,

    le mie corna e il mio zoccolo posteriore sinistro. Poi sotterra il mio

    cuore,  mettigli sopra le mie corna e per ultimo il mio  zoccolo.  Tre

    giorni dopo ritorna sulla mia tomba: vi troverai un albero di ciliegie

    rosso  scure,  che  avranno  la  forma  del  mio  cuore.  Le  ciliegie

    cresceranno d'estate e d'inverno, e nessuno, eccetto te, sarà in grado

    di  coglierle.  Queste  ciliegie,  nate  dal  mio  cuore,  ti  faranno

    diventare la donna più ricca e più felice del paese".

    Il  giorno  seguente  la  matrigna e la sorella giunsero alla grotta a

    prendere Annele,  e condussero via anche il cervo,  che le seguì senza

    opporre alcuna resistenza, poiché la matrigna era una strega cattiva e

    lo  teneva  in  suo  potere.  Fece  quindi  uccidere  l'animale  da un

    cacciatore.  Annele pianse con tutto il cuore la morte del suo  amico,

    ma questa volta non si dimenticò di seguire i consigli che il cervo le

    aveva dato prima di morire. Si fece consegnare il cuore, le corna e lo

    zoccolo,  e fece come le era stato detto. Quando dopo tre giorni tornò

    sul posto trovò un albero di ciliegie a forma di cuore,  così rosse  e

    così grosse come non se ne erano mai viste da quelle parti.

 

    Un  giorno d'inverno,  dopo un'abbondante nevicata,  passarono davanti

    alla casa di Annele il duca di Lotaringia e suo figlio,  di ritorno da

    un lungo viaggio. Erano stati infatti in pellegrinaggio in Terra Santa

    e  il figlio aveva riportato in battaglia gravi ferite,  provocate dal

    misterioso veleno con cui i pagani avevano  cosparso  le  punte  delle

    lance,  e che nessuno era in grado di guarire.  Quando il duca vide in

    mezzo alla neve quell'albero carico di ciliegie così grosse,  pensò  a

    un prodigio: forse quelle ciliegie miracolose avrebbero potuto guarire

    suo figlio! Nello stesso momento anche il giovane aprì gli occhi, vide

    le  ciliegie  e subito sembrò desiderarle.  Il duca si avvicinò allora

    alla staccionata del giardino,  chiamò a gran voce verso  la  casa  e,

    senza farsi riconoscere,  chiese alcune ciliegie. Magretl uscì e cercò

    di cogliere quei frutti, ma ogni volta che allungava la mano i rami si

    sollevavano e le ciliegie non si facevano cogliere.  Allora  provò  la

    matrigna,  ma  nemmeno  lei  riuscì  a raggiungere i rami che si erano

    allontanati. Il duca, meravigliato, chiese se in casa non c'era nessun

    altro.  La matrigna e la figlia dissero di no ma in quel momento  uscì

    di casa Annele, alla quale il duca ripeté la richiesta.

    "Molto  volentieri" rispose la ragazza e si diresse verso l'albero.  I

    rami si piegarono allora verso di lei e  le  ciliegie  le  caddero  in

    mano.  Il  figlio del duca pensò che Annele fosse una santa mandata da

    Dio,  mangiò le ciliegie e immediatamente guarì.  Il vecchio duca  era

    molto  contento e disse: "Come ringraziamento diverrai la sposa di mio

    figlio".  Annele si rifiutò perché provava soggezione per quel  nobile

    signore, lei che era solo una povera ragazza. Ma anche il giovane duca

    insistette: erano state le sue ciliegie a guarirlo e quindi lei doveva

    diventare sua moglie. Non avrebbe ceduto per nessuna ragione.

    Annele  allora  raccontò  al  duca tutta la sua storia e pianse per la

    misera sorte toccata al suo amico cervo.  Il giovane duca le regalò un

    anello con un carbonchio sul quale era inciso lo stemma di Lotaringia,

    le  rivelò  di  essere l'erede al trono,  e che il padre era l'attuale

    regnante,  e  le  disse  che  sarebbe  diventata  duchessa.  Dopodiché

    l'accolse sulla sua carrozza. La matrigna divenne verde dall'invidia e

    dall'ira.  Prima  di andarsene Annele fece salire sulla carrozza anche

    il suo vecchio padre.

    Giunti al palazzo vennero celebrate le nozze più belle e sontuose  che

    si  fossero  mai  viste.  Annele  lasciò  vivere  suo padre con lei al

    castello in una bella "Stube" ampia.  Perdonò poi  anche  la  sorella,

    mentre quella vecchia strega della sua crudele matrigna venne messa al

    rogo dal duca.

    In  seguito  si ordinò che non venisse più ucciso un cervo in tutto il

    ducato di Lotaringia,  e che si coltivassero le ciliegie  a  forma  di

    cuore  in  tutta  la  regione.  Ancora  oggi  in Lotaringia si possono

    trovare queste bellissime ciliegie.

 

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