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21 - 09 - 2019

Gli alberi che cantano

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gli alberi che cantano


Tanto tempo fa, nel folto di un bosco,  si trovava un gruppo di alberi

    alti  e possenti,  costituito da sette abeti bianchi,  nella cui ombra
    sarebbe stato piacevole riposarsi.  Il luogo però  aveva  una  cattiva
    fama  e  se  un  pastore  o  un  cacciatore  vi  capitavano  per caso,
    immediatamente affrettavano il  passo  per  non  venire  colti  da  un
    pericoloso sonno.
    Un  giorno  uno  "junker",  (Giovane nobile,  membro dell'aristocrazia
    terriera) andando a caccia di caprioli,  giunse in quel luogo e  visto
    che il sole ardeva caldo e che l'ombra degli abeti era così invitante,
    si  sdraiò  sul  morbido muschio e rimase tranquillamente ad ammirare,
    attraverso i rami intrecciati,  il cielo blu.  Gli  sembrò  allora  di
    udire  un  canto  stupendo di voci femminili,  prima molto lieve,  poi
    sempre più forte e gli parve quasi che i  rami  si  allungassero  come
    braccia  e  che  gli alberi a poco a poco assumessero sembianze umane.
    Venne  quindi  colto  da  un  irresistibile  sonno  e  si   addormentò
    profondamente.
    Gli  apparvero  allora  in  sogno sette bellissime ragazze,  con degli
    abiti meravigliosi e delle coroncine d'oro  sulla  testa,  che  se  ne
    stavano abbracciate davanti a lui. La prima di loro gli si rivolse con
    voce chiara e ben intonata e disse:

    Di sette volte sette
    restammo solo in sette
    a stringerci ben strette.
    Tu, cavalier, vorrai
    proteggerci dai guai?

    Quindi  lo pregò ardentemente di diventare il protettore degli alberi,
    dei quali loro erano le anime e ai quali era legata la loro  vita.  In
    cambio,  tutte  le  volte  che  lui fosse passato di lì,  lo avrebbero
    lasciato riposare sotto la loro ombra,  gli avrebbero cantato le  loro
    soavi canzoni e lo avrebbero cullato in sogni meravigliosi.
    Quando  lo  "junker"  si  svegliò  ebbe  la sensazione di non aver mai
    riposato così bene in vita sua e di non aver  mai  fatto  sogni  tanto
    dolci.  Fra le cime degli alberi risuonava ancora l'eco di quel canto.
    Prima di lasciare quel luogo lo "junker" incise le sue iniziali su uno
    degli  alberi,  in  modo  da  poter  riconoscere  il  posto  la  volta
    successiva.
    Quando un anno dopo tornò nel bosco a dare un'occhiata, trovò solo sei
    abeti  ad  aspettarlo: il settimo era stato abbattuto.  Lo "junker" si
    rimproverò di non essere stato un più efficiente protettore e anche il
    canto che gli giunse all'orecchio,  dalle cime degli alberi,  non  era
    più così fresco e chiaro, ma aveva un tono più sommesso e lamentoso.

    Di sette che eravam
    in sei ora restiam
    e strette ci stringiam.
    Tu, cavalier, vorrai
    proteggerci dai guai?

    Per  altre  cinque  volte  il  cavaliere  tornò nel bosco e ogni volta
    scoprì con dolore che c'era un  albero  in  meno;  dagli  oscuri  rami
    giungeva un canto sempre più flebile e pieno di rimproveri.
    Quando rimase solo l'ultimo abete - che era quello su cui il cavaliere
    aveva inciso le sue iniziali - udì giungere dalla sua cima un'accorata
    richiesta d'aiuto:

    Son rimasta sola soletta
    a stringermi ben stretta.
    Tu, cavalier, vorrai
    proteggermi dai guai?

    Allora  il  cavaliere  si  sistemò in una capanna lì vicino e rimase a
    fare la guardia all'abete giorno e notte. Un giorno all'improvviso udì
    il rumore di un'ascia e si  precipitò  fuori  dalla  capanna  a  spada
    sguainata: vedendo dei boscaioli,  che avevano già iniziato a sferrare
    al tronco i primi colpi,  li costrinse ad andarsene.  Un istante  dopo
    gli  comparve  davanti  la  più  bella delle sette ragazze in abito da
    sposa,  che gli prese la mano e promise al nobile cavaliere fedeltà  e
    amore eterno.

 

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