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24 - 05 - 2019

La bella fata del bosco

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la bella fata del bosco


Molte centinaia di anni fa un giovane principe viveva nel castello dei

    suoi  genitori.  Era  un giovane sveglio e timorato di Dio e si recava
    tutte le domeniche alla messa.  Poiché la chiesa distava molte  miglia
    dal  castello,  per  raggiungerla  il  principe doveva attraversare un
    bosco,  al centro del quale  c'era  una  bella  fonte.  Una  domenica,
    percorrendo con i suoi servitori la solita strada, si fermò alla fonte
    per far dissetare il suo cavallo e d'un tratto vide una ragazza di una
    bellezza straordinaria: era una fata del bosco.
    Il  giovane  scese  da  cavallo  e la salutò cortesemente.  La ragazza
    ricambiò il saluto con gentilezza e  allora  lui  le  domandò:  "Bella
    ragazza,  che  cosa cercate così di buon mattino qui alla fonte?".  La
    fata sorrise e rispose: "Devo stare qui ad aspettare  l'arrivo  di  un
    cavaliere  coraggioso  che  venga  a liberarmi da un incantesimo".  Il
    principe allora le chiese che cosa avrebbe dovuto fare e aggiunse: "Se
    io riesco a liberarvi mi dovete promettere che diverrete mia  moglie".
    La fata glielo promise e gli disse: "Ora sbrigati altrimenti arriverai
    in ritardo alla messa.  La prossima domenica potrai trovarmi presso la
    fonte alla stessa ora". Si accomiatarono calorosamente e il figlio del
    re tornò al suo cavallo.
    La domenica successiva,  di buon mattino,  il giovane principe si recò
    alla  fonte,  e  già  da  lontano  vide la bellissima fanciulla che lo
    attendeva. Si affrettò a raggiungerla, le si inginocchiò davanti pieno
    di gioia e le baciò la mano.  "Alzati mio caro principe" gli disse  la
    bella  fata  "andiamo  a  sederci  su  un sasso vicino alla fonte." Il
    giovane aveva però un tale desiderio  di  liberare  la  fata  dal  suo
    incantesimo,  che  la  pregò  ardentemente di dirgli subito contro chi
    avrebbe dovuto combattere per salvarla.
    "Non devi pensare di dover sostenere chissà quale battaglia, mio caro"
    disse la fata.  "Ciò che devi fare è più difficile di quanto tu  possa
    immaginare.  Ascolta  bene  ciò  che  ti dico: per cinque anni mi devi
    rimanere fedele senza che nessuno sappia che  tu  sei  il  mio  amato.
    Ovunque tu andrai,  io sarò sempre al tuo fianco.  Mi prenderò cura di
    te e ti proteggerò, sia in tempo di pace che in tempo di guerra.  Ogni
    volta  che mi desidererai,  non avrai che da pronunciare il mio nome e
    subito  sarò  da  te;  ma  lo  potrai  fare  unicamente  quando  sarai
    completamente  solo nella tua stanza e nessuno ci potrà vedere.  Verrà
    il giorno in cui i tuoi genitori e amici faranno pressione  perché  tu
    prenda moglie. Tu non devi però lasciarti traviare, altrimenti io sarò
    perduta  e tu andrai incontro alla morte.  Mio buon principe" concluse
    seria la fata "se mi dimentichi e rompi la tua  promessa,  nel  giorno
    del tuo matrimonio vedrai d'un tratto, in mezzo a tutti i tuoi ospiti,
    comparire  un  piede  bianco  dalle travi del soffitto: quello sarà il
    segno che annuncerà la tua fine e un'ora dopo sarai morto."
    Il giovane  principe  non  riusciva  neanche  a  immaginare  di  poter
    dimenticare  la  sua  amata  e  le disse che preferiva morire di morte
    violenta, piuttosto che sposare un'altra.
    "Voglio giurarti  dieci  volte  che  io  manterrò  tutto  ciò  che  ho
    promesso"  aggiunse  il giovane.  Ma la fata del bosco gli rispose che
    non doveva fare giuramenti così solenni  a  cuor  leggero  perché  gli
    uomini sono esseri deboli.  Si promisero comunque fedeltà l'un l'altra
    e per quel giorno presero commiato.

    Il primo anno passò felice senza che il segreto  venisse  svelato.  Il
    secondo  anno  il  principe  dovette andare in guerra e fu impegnato a
    combattere per dodici mesi,  durante i  quali  vinse  molte  battaglie
    rimanendo sempre illeso.  Quando voleva vedere l'amata si recava nella
    sua tenda e la chiamava per nome,  e prima ancora di rendersene  conto
    lei compariva al suo fianco.
    Un  giorno  il principe si accorse che v'erano lacrime nei suoi occhi.
    "Che cos'hai?" le chiese  sgomento.  La  fata  rispose:  "Sono  triste
    perché so che domani riporterai in battaglia una grave ferita,  ma non
    temere: ti curerò e tu ti rimetterai velocemente". Infatti,  il giorno
    seguente,  i  nemici  attaccarono  di nuovo e il principe venne ferito
    gravemente,  proprio come gli aveva  predetto  la  fata,  che  accorse
    subito  al  suo  richiamo  nella tenda con erbe mediche e una pozione.
    Grazie alle sue assidue cure il giovane ben presto guarì.
    Alla fine della guerra il principe tornò sano e salvo al castello  dei
    genitori,  ai  quali  raccontò tutte le sue battaglie e mostrò loro la
    cicatrice della sua ferita.  Allora genitori e amici vollero sapere in
    che modo e da chi fosse stato guarito così velocemente.  Ma per quanto
    costoro  premessero  con  le  loro   domande,   il   principe   tacque
    risolutamente.  Per festeggiare il suo ritorno venne indetto un grande
    banchetto con cibi squisiti  e  abbondanti  libagioni.  Ma  mentre  il
    principe  felice  mangiava  e beveva,  genitori e amici cominciarono a
    dirgli che doveva prendersi una principessa in  moglie,  perché  aveva
    l'età  giusta  per  sposarsi  e  il  paese  aveva bisogno della futura
    regina.  "Datemi ancora tempo un paio d'anni" rispose il principe "poi
    esaudirò  il vostro desiderio." I suoi parenti e amici avevano però il
    sospetto che  dietro  a  quel  drastico  rifiuto  dovesse  nascondersi
    qualcosa,  e quindi decisero di farlo ubriacare,  pensando che poi gli
    si sarebbe sciolta la lingua.  Lo fecero dunque bere,  lo  lodarono  e
    adularono,  finché il principe non fu più in grado di controllarsi.  A
    quel punto raccontò loro quale stupenda  fanciulla  avesse  incontrato
    presso la fonte e come costei da quel momento lo avesse protetto e gli
    fosse  sempre  rimasta  accanto.   Allora  i  suoi  cattivi  amici  lo
    sconsigliarono dal  portare  avanti  quella  relazione  e  gli  fecero
    promettere che avrebbe sposato una principessa straniera.
    Passato  l'effetto  del  vino il principe abbandonò i suoi ospiti e si
    ritirò in camera sua. D'un tratto si ricordò tutto ciò che aveva detto
    nell'ubriachezza, capì di aver tradito la sua amata e di aver infranto
    il giuramento.  Disperato gridò: "Se almeno la mia povera sposa  fosse
    qui con me!".
    Immediatamente  comparve allora la fata e,  piangendo amaramente,  gli
    disse: "Mi fai pena dal più profondo del cuore,  mio caro principe,  e
    ho  una  grande compassione di te;  ma non è in mio potere cambiare il
    nostro triste destino.  Sai quello che ti aspetta,  e anch'io  rimarrò
    prigioniera dell'incantesimo.  D'ora in poi non ci potremo più vedere.
    Addio,  mio povero principe!".  Gli porse per l'ultima volta la mano e
    un  istante  dopo  sparì.  Il  principe  ricominciò  a  chiamarla  e a
    lamentarsi, ma ormai era troppo tardi.

    Da quel giorno il giovane si  trascinò  triste  per  il  castello  col
    pensiero  sempre  rivolto all'amata perduta.  Intanto si avvicinava il
    momento in cui,  come aveva promesso ai parenti e agli amici,  avrebbe
    dovuto  sposare la principessa straniera.  Il giorno del matrimonio il
    principe sedeva triste alla  tavola  vicino  alla  sua  futura  sposa.
    Invano  gli  ospiti  e i giullari si davano da fare per rallegrarlo un
    poco: ma il figlio del re sapeva fin troppo bene che cosa gli  sarebbe
    accaduto di lì a poco.
    Nel mezzo del banchetto,  all'improvviso,  si udì uno scricchiolio sul
    soffitto della sala.  Gli ospiti turbati guardarono su e  intravidero,
    attraverso  la  travatura,  un piede bianco come la neve.  Il principe
    impallidì e disse tristemente: "Vengo,  vengo",  poi salì sul tavolo e
    tentò  di  afferrare  quel piede che immediatamente sparì.  Il giovane
    cadde a terra svenuto,  si mandò a chiamare un  prete  e  dopo  un'ora
    morì.  Gli  ospiti  e  la  sposa  abbandonarono sgomenti il castello e
    fecero ritorno alle loro dimore: la triste profezia della  bella  fata
    del bosco si era dunque avverata.

 

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