mod_eprivacy
20 - 03 - 2019

La baba-jaga

Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

 

la baba-jaga


C'erano un tempo un uomo e una donna.  L'uomo rimase  vedovo  e  sposò

    un'altra  donna;  ma  dalla  prima  moglie aveva avuto una figlia.  La
    cattiva matrigna non voleva bene alla figliastra, la batteva e pensava
    come poteva fare per liberarsene del tutto.  Un giorno il padre partì,
    e  la  matrigna  disse alla bambina: "Va' da tua zia,  mia sorella,  e
    chiedile ago e filo, per cucirti una camicetta". Ma questa zia era una
    "baba-jaga", gamba d'osso.
    Però la bambina non era stupida, e andò prima da un'altra zia, sorella
    della sua vera madre.
    "Buongiorno, zietta!"
    "Buongiorno, cara! Qual buon vento ti porta?"
    "La mia matrigna mi ha detto di andare da sua sorella a chiedere ago e
    filo, per cucirmi una camicetta."
    La zia le disse: "Nipotina mia, là dove andrai ci sarà una betulla che
    vorrà graffiarti sugli occhi: tu legala con un nastrino;  ci  sarà  un
    portone  che  cigolerà e vorrà sbatterti in faccia: tu versagli un po'
    d'olio sui cardini,  ci saranno dei cani  che  vorranno  morderti:  tu
    getta  loro del pane;  e un gatto vorrà cavarti gli occhi: tu dagli un
    po' di prosciutto".  La bambina andò: eccola che  cammina,  cammina  e
    finalmente  arriva.  C'è  una  capanna;  dentro,  la "baba-jaga" gamba
    d'osso, seduta, fila.
    "Buongiorno, zietta!"
    "Buongiorno, carina!"
    "Mi ha mandato da te la mamma a chiederti ago e filo,  per cucirmi una
    camicetta."
    "Benissimo, intanto, mettiti a filare."
    Ecco  che la bambina si siede al telaio,  mentre la "baba-jaga" esce e
    dice alla sua aiutante: "Va',  scalda il bagno e lava la mia nipotina,
    ma bada di farlo per benino: me la voglio mangiare per colazione".  La
    bambina se ne resta seduta più morta che  viva,  tutta  spaventata,  e
    prega  l'aiutante:  "Non  accendere più legna dell'acqua che versi,  e
    l'acqua portala con un setaccio", e le regalò un fazzoletto.
    La "baba jaga" aspetta; poi va alla finestra e domanda: "Stai filando,
    nipotina, stai filando mia piccina?".
    "Sto filando, cara zia, sto filando." La "baba-jaga" si allontanò e la
    bambina diede il prosciutto al gatto e gli chiese: "Non si può fuggire
    di qui in qualche modo?".
    "Eccoti un pettinino e un  asciugamano"  dice  il  gatto  "prendili  e
    scappa; la "baba-jaga" ti inseguirà, ma tu poggia l'orecchio a terra e
    appena  senti che è vicina,  getta via prima l'asciugamano: nascerà un
    fiume,  largo largo;  se la "baba-jaga" riuscirà  ad  attraversarlo  e
    ricomincerà  ad inseguirti,  tu poggia di nuovo l'orecchio al suolo e,
    quando senti che è vicina, getta il pettinino: nascerà un bosco, fitto
    fitto; quello non potrà oltrepassarlo davvero!"
    La bambina prese l'asciugamano e il  pettinino  e  fuggì:  i  cani  la
    volevano sbranare,  ma essa gettò loro il pane, e quelli la lasciarono
    passare; il portone voleva sbattere e chiudersi,  ma essa gli versò un
    po' d'olio sui cardini,  e quello la lasciò passare; la betulla voleva
    strapparle gli occhi, ma la bambina la legò con un nastrino,  e quella
    la lasciò andare. Intanto il gatto siede al telaio e fila: ma, più che
    filare, fa un gran pasticcio! La "baba-jaga" si avvicina alla finestra
    e domanda: "Stai filando, nipotina, stai filando, mia piccina?".
    "Sto filando, cara zia, sto filando!" risponde brusco il gatto.
    La  "baba-jaga"  si  precipita  nella  capanna,  vede che la bambina è
    fuggita e... giù botte al gatto!  Lo sgrida perché non ha graffiato la
    bambina sugli occhi.
    "E' tanto tempo che ti servo" risponde il gatto "e non mi hai mai dato
    nemmeno un ossicino; lei invece mi ha dato un pezzo di prosciutto!" La
    "baba-jaga"  si  scagliò  contro  i  cani,  il  portone  la  betulla e
    l'aiutante,  e giù a picchiare e a sgridare tutti!  I cani le  dicono:
    "Ti  serviamo  da tanto tempo e non ci hai mai dato neppure una crosta
    bruciacchiata;  lei invece ci ha dato il pane!".  La betulla dice:  "E
    tanto  che  ti  servo,  e  non mi hai legata neppure con un filo;  lei
    invece mi ha ornata con un nastrino".  L'aiutante dice: "Ti ho servita
    per tanto tempo,  e tu non mi hai regalato nemmeno uno straccio;  lei,
    invece, mi ha regalato un fazzoletto".
    La "baba-jaga" gamba d'osso balzò rapidamente a cavallo  del  mortaio,
    lo   incitò   col  pestello,   lo  guidò  con  la  scopa  e  si  gettò
    all'inseguimento della bambina. La bambina poggia l'orecchio a terra e
    sente  che  la  "baba-jaga"  l'insegue  ed  è   già   vicina,   prende
    l'asciugamano  e  lo  butta  via:  nasce  un  fiume  largo  largo!  La
    "babajaga" arriva al fiume e per la rabbia digrigna i denti,  torna  a
    casa,  prende  i  suoi buoi e li sospinge verso il fiume: i buoi se lo
    bevono tutto.  La "baba-jaga" si lanciò di nuovo all'inseguimento.  La
    bambina  poggiò  l'orecchio  al  suolo,  sentì  che la "baba-jaga" era
    vicina, e gettò il pettinino; nacque un bosco, fitto da far paura!  La
    "baba-jaga"  cominciò  a  rosicchiarlo,  ma,  per quanto facesse,  non
    riuscì a rosicchiarlo tutto e tornò indietro.
    Intanto il padre era tornato  a  casa  e  aveva  chiesto:  "Dov'è  mia
    figlia?". "E' andata dalla zia" aveva risposto la matrigna. Un po' più
    tardi  torna  a casa anche la bambina.  "Dove sei stata?" le chiede il
    padre.
    "Ah,  piccolo padre!" dice lei.  "Così e così,  la mamma mi ha mandato
    dalla zia a chiedere ago e filo,  per cucirmi una camicetta, ma la zia
    è una "baba-jaga" e voleva mangiarmi."
    "Come hai fatto a scappare, figlia mia?"
    "Così e così" racconta la bambina.  Il padre quando ebbe saputo tutto,
    si arrabbiò con la moglie e le sparò col fucile.  Da quel giorno visse
    con la figlia, felice e contento;  a far baldoria con loro anch'io son
    stato,  molto idromele ho bevuto; ma sui baffi m'è colato, nella bocca
    nulla è andato!

    C'erano una volta un marito e una moglie, ed ebbero una figlia;  ma la
    moglie morì.  Il contadino si risposò,  e nacque un'altra figlia. Però
    la  seconda  moglie  non  amava  la  figliastra,  e  rendeva  la  vita
    impossibile  alla  povera  orfanella.   Pensa  e  ripensa,  il  nostro
    contadino portò la figlia nel bosco. Cammina per il bosco, guarda: c'è
    un'"izba" con le  zampe  di  gallina.  Ecco  che  il  contadino  dice:
    ""Izba",  "izba"! Volgi il dorso alla foresta e guardami". L'"izba" si
    voltò.
    Il contadino entra nell'"izba" e dentro c'è la "baba-jaga":  prima  la
    testa,  in un angolo un piede,  nell'altro, l'altro piede. "Sento odor
    di russo!" dice la "baba-jaga".  Il contadino s'inchina:  ""Baba-jaga"
    gamba d'osso! Ti ho portato mia figlia a servizio".
    "Benissimo!  Servimi,  servimi" dice la "baba-jaga" alla fanciulla "ed
    io ti ricompenserò."
    Il padre si accomiatò e  tornò  a  casa.  La  "baba-jaga"  diede  alla
    fanciulla un mucchio di roba da filare,  e la stufa da accendere, e da
    provvedere a tutto,  e poi se ne andò.  La fanciulla si appoggia  alla
    stufa  e  piange  amaramente.  Accorrono  dei  topolini  e  le dicono:
    "Ragazza; ragazza, perché piangi? Dacci la polentina,  e noi ti diremo
    una bella cosina".  La fanciulla diede la polentina. "Ecco" dicono "tu
    infila un filo per ogni fuso." Tornò la "baba-jaga": "Beh"  dice  "hai
    provveduto a tutto?".  La ragazza ha tutto pronto.  "Bene, adesso va',
    preparami il bagno." La "baba-jaga" lodò la fanciulla e le  regalò  un
    sacco  di  cose.  Poi uscì di nuovo e le lasciò degli incarichi ancora
    più difficili.  La fanciulla piange di  nuovo.  Arrivano  i  topolini:
    "Perché  piangi" dicono "bella ragazza?  Dacci la polentina,  e noi ti
    diremo una bella cosina".  Essa diede loro la polentina,  e i topi  le
    insegnarono  di  nuovo  che  cosa doveva fare e come.  La "baba-jaga",
    tornata che fu, la lodò un'altra volta e le fece dei regali ancora più
    belli...  Ma la matrigna intanto manda il marito a vedere se la figlia
    è ancora viva.
    Il  contadino  andò,  arriva  e  vede che la figlia è diventata ricca,
    anzi, ricchissima.  La "baba-jaga" non era in casa,  ed egli portò via
    la  figlia con sé.  Mentre si avvicinano al loro villaggio,  a casa il
    cagnolino abbaia:  "Bu,  bu,  bu!  Arriva  la  padroncina,  arriva  la
    padroncina!".   La  matrigna  corre  fuori,  e  picchia  il  cane  col
    matterello.  "Bugiardo," lo sgrida "faresti meglio a  dire:  sento  il
    rumore  delle  sue  ossa nella cassettina!" Ma il cane continua tale e
    quale. Arrivano.  La matrigna non dà pace al marito,  perché non porti
    dalla "baba-jaga" anche l'altra figlia. Il contadino ce la porta.
    La "baba-jaga" lasciò anche a lei il lavoro e uscì. La ragazza è fuori
    di sé per la stizza e piange. Accorrono i topolini. "Ragazza, ragazza,
    perché  piangi?"  chiedono.  Ma lei non li fece neppure finire,  e giù
    botte, col matterello e col resto;  con loro si diede un gran daffare,
    ma,  quanto al resto, non fece un bel nulla! Arrivò la "baba-jaga", si
    arrabbiò.  La volta dopo,  stessa cosa: allora la  "baba-jaga"  se  la
    mangiò,  e  mise  le  ossa in una cassettina.  A questo punto la madre
    manda il marito a cercare la figlia.  Il padre andò,  ma riportò  solo
    gli ossicini. Quando è vicino al villaggio, il cagnolino, davanti alla
    casa,  abbaia di nuovo: "Bu,  bu, bu! Sento il rumore delle ossa nella
    cassettina!". Arrivò il marito; la moglie stramazzò, morta. Eccoti una
    storiella, e a me una ciambella.

 

condividi questo articolo

Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.
forse t'interessa anche.....
cerca
Anime e manga streaming
l'angolo del folle