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21 - 08 - 2019

Merlino e la foresta di Brocéliande

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Merlino e la foresta di Brocéliande


Si racconta che il leggendario mago Merlino fosse nato dall'unione  di

    Satana  con una vergine che,  essendo una donna cristiana e molto pia,
    immediatamente dopo la nascita lo aveva fatto  battezzare;  in  questo
    modo il diavolo aveva perso ogni influenza sul bambino,  il quale però
    conservava la maggior parte  dei  poteri  del  padre.  Poteva  infatti
    trasformarsi a suo piacere;  interpretava con estrema facilità sogni e
    avvenimenti  apparentemente   incomprensibili   ed   era   capace   di
    ipnotizzare  la  gente  per  farla agire secondo la sua volontà.  Dava
    consigli saggi e preziosi,  aiutava i buoni,  ostacolava i cattivi,  e
    sosteneva gli oppressi contro gli oppressori.
    C'era  un  tempo,  nel  cuore  della penisola armoricana,  una foresta
    immensa.  Il  signore  di  questo  vasto  dominio  silvestre  era  uno
    spaventoso  gigante  tutto  nero,  con un piede e un occhio solo.  Gli
    animali e tutta la vegetazione gli ubbidivano.  Bastava un suo segnale
    e   una   profonda  oscurità  calava  sulle  radure;   gli  alberi  si
    incendiavano;  da ogni parte si levavano urla  spaventose  che  l'eco,
    ripetendole,   rendeva  ancora  più  terrificanti;  mostri  spaventosi
    uscivano da caverne insondabili,  serpenti orrendi si  attorcigliavano
    intorno ai tronchi infiammati.  Chi si avventurava nel folto di quella
    misteriosa foresta vedeva gli alberi  muoversi,  avvicinarsi  gli  uni
    agli  altri  e  chiudergli  il passaggio per tenerlo prigioniero nella
    Valle senza Ritorno.
    In questa foresta c'erano anche numerosi stagni.  Le loro acque  scure
    riflettevano  la  sagoma  della  spessa vegetazione che le circondava.
    Altri erano ricoperti di erbe acquatiche e di muschi,  che ingannavano
    il passo di coloro che credevano di camminare sulla terraferma. Presso
    una roccia si trovava una fonte,  detta fontana di Baranton, nelle cui
    acque si recavano spesso a bagnarsi gli spiriti maligni  noti  con  il
    nome di Korrigans e le Fate. Bastava versarne qualche goccia sul bordo
    perché spaventosi temporali si scatenassero immediatamente.
    Questa foresta, che aveva il nome di Brocéliande, è stata celebrata da
    bardi  e  trovatori,  qui  sono  stati ambientati i più famosi romanzi
    cavallereschi e quelli del ciclo bretone.
    Proprio in questa foresta, un giorno,  si avventurò Merlino.  Sotto le
    sembianze  di  un  giovincello,  riuscì  ad  avanzare  lungo  sentieri
    perfidi,  chiusi da intrighi di spine e di rami,  fino alla fontana di
    Baranton,  dove incontrò una giovinetta di straordinaria bellezza.  La
    salutò senza rivolgerle la parola,  perché temeva che,  se  lo  avesse
    fatto,  avrebbe  perso ogni libertà.  Sapeva infatti che la giovane si
    chiamava Viviana,  ed era la figlia di un vassallo,  figlioccio  della
    dea Diana.  Sapeva anche di essere destinato ad amarla,  e a diventare
    suo schiavo.
    Fu lei che gli rivolse la parola per prima.  Gli chiese chi fosse,  da
    dove  venisse  e  dove fosse diretto.  Merlino le rispose che,  se gli
    avesse promesso il suo  amore  senza  chiedere  nulla  in  cambio,  le
    avrebbe  mostrato qualcuno dei giochi con i quali aveva l'abitudine di
    intrattenersi.  Viviana promise a Merlino un'amicizia  forte  e  pura.
    Allora egli fece sorgere, proprio davanti a lei, un sontuoso castello,
    circondato  da un frutteto con alberi carichi di frutti maturi e da un
    vasto prato,  sul quale numerose coppie di dame e signori danzavano al
    suono  di  una musica meravigliosa.  Terminata la danza,  le coppie si
    dileguarono nella foresta e il castello scomparve;  rimase soltanto il
    frutteto,  su  preghiera  di  Viviana.  Viviana,  che,  come  tutte le
    fanciulle, era molto curiosa, chiese a Merlino di rivelarle il segreto
    dei suoi giochi.  Merlino acconsentì,  a condizione che la giovane gli
    si concedesse.
    "Lo farò se mi insegnerete tutto ciò che voglio sapere" fu la risposta
    di Viviana.
    E  così Merlino le insegnò a far sgorgare un ruscello,  a camminare su
    uno stagno senza bagnarsi i piedi e molti  altri  prodigi.  Poi  prese
    congedo,  promettendole  che sarebbe ritornato presto.  Si recò quindi
    alla corte di re Léogadan,  dove ebbe luogo il fidanzamento di Artù  e
    Ginevra.
    Dopo  qualche tempo Merlino fece ritorno nella foresta di Brocéliande,
    da Viviana. Tutti e due erano molto felici di rivedersi ma Viviana gli
    chiese subito di insegnarle qualche altro gioco, per esempio quello di
    fare addormentare un uomo a proprio piacimento.
    "E perché volete sapere una cosa simile?" le chiese Merlino.
    "Per poter addormentare mio padre e mia madre  quando  voi  verrete  a
    trovarmi" replicò la fanciulla.
    Merlino  non  era  tanto  sciocco  da  non  accorgersi dell'astuzia di
    Viviana e si rifiutò di svelarle il suo segreto.  Tuttavia la  giovane
    non  sembrò  dispiacersene: sapeva,  infatti,  che prima o poi avrebbe
    ottenuto ciò che voleva. L'ultimo giorno, infatti, Merlino cedette. Le
    rivelò anche tre parole magiche che Viviana trascrisse con cura e  che
    avevano   il  potere  di  impedire  a  qualsiasi  uomo  di  possederla
    carnalmente se le avesse portate addosso.  Dopodiché Merlino raggiunse
    la corte di Artù,  dove si celebrarono le nozze di questi con Ginevra.
    Quando il mago tornò per la terza volta nella foresta di  Brocéliande,
    Viviana  gli  riservò  un'accoglienza  così  calorosa  che  egli sentì
    crescere ancora di più il suo amore per lei.  Ormai l'aveva  messa  al
    corrente  della  maggior  parte  dei  suoi  segreti ed era incapace di
    negarle qualcosa.
    Per compiacerla,  fece sorgere,  al posto del lago sul bordo del quale
    camminavano,  un castello ancora più bello del primo.  "Ecco il vostro
    maniero" le disse Merlino. "Nessuna persona, a meno che non appartenga
    alla vostra famiglia, potrà mai vederlo perché esso è invisibile; agli
    occhi di tutti gli altri qui non c'è che dell'acqua.  Nel caso in  cui
    qualcuno  della  vostra  casa  ne  rivelasse  il segreto,  il castello
    svanirebbe per lui e il traditore annegherebbe, credendo di entrarvi."
    Viviana era entusiasta e voleva imparare  qualche  altro  incantesimo:
    "Mio   bel  signore,   c'è  un'altra  cosa  che  vorrei  sapere:  come
    imprigionare un uomo senza torri, né mura,  né ferri,  in modo che non
    possa più fuggire senza il mio consenso".
    Merlino,  che  indovinava ogni suo pensiero,  le rispose: "So bene che
    cosa volete.  Il vostro scopo è quello di tenermi prigioniero qui,  ma
    vi amo a tal punto che vi ubbidirò con grande piacere".
    "Vi  amo  tanto quanto voi mi amate: non dovete,  dunque,  fare la mia
    volontà, e io la vostra?"
    "La  prossima  volta  che  verrò  a  trovarvi  vi  insegnerò  ciò  che
    desiderate..."
    La  volta  successiva  infatti  Merlino  rivelò  a  Viviana il modo di
    renderlo per sempre prigioniero d'amore.
    Prima di partire da Carduel però, Merlino era stato nominato cavaliere
    di Artù,  e Gauvin,  un altro cavaliere della Tavola  rotonda,  quando
    egli scomparve,  decise di mettersi alla sua ricerca e partì, disposto
    ad attraversare mari e monti per ritrovarlo.
    Un giorno,  nel  mezzo  di  una  foresta,  incontrò  una  giovane  che
    cavalcava  un magnifico palafreno.  Immerso nei suoi pensieri le passò
    accanto senza  salutarla  (per  un  cavaliere  questa  era  una  grave
    mancanza).  La  giovane  dama  gli  rimproverò  la sua scortesia e gli
    augurò di trasformarsi nel primo uomo che avrebbe  incontrato.  Gauvin
    proseguì  per  la  sua  strada,  senza  prestarle  troppa  attenzione.
    Improvvisamente si trovò di fronte un nano;  lo salutò e  continuò  il
    suo cammino.  Mentre avanzava,  sentì che le braccia e le gambe gli si
    stavano accorciando e che il suo corpo si stava rimpicciolendo.  Capì,
    allora,   di  essere  diventato  un  nano.   Malgrado  ciò  non  volle
    abbandonare  la  sua  missione  e  si  addentrò   nella   foresta   di
    Brocéliande. Quando arrivò alla fontana di Baranton, si sentì chiamare
    per nome e riconobbe la voce di Merlino.
    "Dove  siete?" chiese Gauvin al mago.  "Non potete mostrarvi,  voi che
    siete il più saggio degli uomini?"
    "Dite piuttosto il  più  folle,  perché  sapevo  ciò  che  mi  sarebbe
    accaduto  se  fossi  tornato  qui,  e  ci  sono  tornato lo stesso." E
    raccontò come Viviana l'aveva fatto  prigioniero,  e  come  gli  fosse
    impossibile  fare  ritorno  dal re,  a meno che ella non glielo avesse
    consentito, un giorno.
    Gauvin, desolato, si rimise in viaggio per Carduel. Riattraversando la
    foresta, incontrò di nuovo la damigella a cavallo alle prese con degli
    scellerati cavalieri che l'avevano  aggredita.  Gauvin  piombò  su  di
    loro,  e,  malgrado le sue dimensioni, riuscì a mettere in fuga i suoi
    avversari.  La damigella si mostrò riconoscente e,  poiché  Gauvin  le
    promise  che  da  allora  in  poi  sarebbe  stato sempre cortese,  gli
    restituì il suo vero aspetto.  Così Gauvin poté far ritorno alla corte
    di  re Artù,  e raccontargli le peripezie del suo viaggio;  per molto,
    molto tempo non si sentì più parlare di Merlino.
    Ma un giorno,  molto tempo dopo,  Artù si ritrovò nell'isola di  Aval,
    prigioniero  della  fata  Morgana,  che  gli  aveva  salvato  la  vita
    curandogli le numerose ferite riportate in una battaglia,  ma che  ora
    non  gli  permetteva  di lasciare l'isola e di riprendere il suo posto
    alla testa dei suoi cavalieri.  Artù chiese  l'aiuto  di  Merlino  per
    liberarsi  da  quell'incantesimo,  e  Merlino  si  recò immediatamente
    nell'isola di Aval,  ma,  invece di esaudire i desideri  di  Artù,  lo
    esortò alla pazienza e alla rassegnazione.
    "Rendimi la giovinezza e il mio regno" supplicò il re di Bretagna.
    "Non ne ho più il potere" rispose Merlino.
    "Non sei più il grande mago di un tempo?"
    "Ormai  sono  soltanto  un uomo.  Ho lasciato tutta la mia scienza nel
    cuore della mia amata e in cambio ho ricevuto tutta la sua  tenerezza.
    Fa' come me. Il tuo trono era effimero: conquistati un trono eterno e,
    così, rimarrai per sempre nel cuore degli uomini."
    Il  re  comprese  la  saggezza delle parole di Merlino e rinunciò alla
    corona.

 

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