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20 - 03 - 2019

Il cane nero di MacPhie

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il cane nero di macphie


Mac Vic Allan di Arisaig,  signore  di  Modart,  quand'era  ancora  un

    giovane  scapolo,  un  giorno  andò  a  cacciare  nei  boschi  di  sua
    proprietà. D'un tratto si trovò davanti un cervo dalle corna possenti,
    bello come non ne aveva mai visti. Prese il fucile e mirò,  ma in quel
    preciso  istante  il  cervo si trasformò in una donna di straordinaria
    bellezza.  Ripose allora il fucile e la donna si tramutò di  nuovo  in
    cervo: tutte le volte che prendeva la mira,  il cervo diventava donna;
    appena riponeva il fucile, questa ritornava cervo. Allora,  col fucile
    puntato, si accostò alla donna e quando le fu molto vicino, la afferrò
    con  entrambe  le mani e disse: "Non ti lascio più libera,  non voglio
    altra donna all'infuori di te".
    "Non farlo Mac Vic Allan" replicò lei "non sarebbe  un  buon  guadagno
    per te: ti verrei a costar caro perché dovresti uccidermi una mucca al
    giorno."
    "Avrai  la  tua  mucca"  rispose  il  signore  di  Modart  "e  non  mi
    spaventerei nemmeno se tu ne dovessi chiedere due al giorno."
    Qualche  tempo  dopo,  quando  la  mandria  di  Mac  Vic  Allan  aveva
    cominciato  a  snellirsi,  lui  decise  di  rivolgersi  al suo vecchio
    consigliere per trovare il modo di liberarsi di  quella  donna  e  non
    andare  in rovina.  Il rispettabile anziano rispose che c'era un unico
    uomo sulla terra in grado di aiutarlo: un certo MacPhie  di  Colonsay.
    Subito  il  signore  di Modart scrisse a MacPhie,  costui rispose e si
    recò ad Arisaig.
    "Di che cosa hai bisogno, Mac Vic Allan?" chiese MacPhie,  e il nobile
    gli  raccontò  in che modo avesse trovato sua moglie e di come ora non
    riuscisse più a liberarsene.
    "Fai macellare anche oggi una mucca per lei" ordinò  MacPhie  "portale
    come  sempre il cibo nel tinello e prepara il mio pasto all'altro capo
    della stanza."
    Mac Vic Allan ubbidì.  La  donna  cominciò  a  mangiare  e  così  fece
    MacPhie.  Quando quest'ultimo finì il suo pasto si voltò a guardarla e
    chiese: "Che novità ci sono oggi da te, Sianach?".
    "Che importa a te, Brian Brugh?" rispose la donna.
    "Ti ho vista Sianach quando ti incontravi con i Fingali e te ne andavi
    con   Diarmd   e   Duibhne,   accompagnandoli   di   nascondiglio   in
    nascondiglio."
    "E  io  ho  visto  te,  Brian Brugh" replicò la donna,  "quando eri il
    prediletto delle longilinee donne degli Elfi, e le seguivi di bosco in
    bosco sul tuo vecchio cavallo nero."
    "Cani e uomini datele la caccia!" gridò MacPhie.  "Conosco costei  già
    da molto tempo." La donna allora scappò,  tutti gli uomini e i cani di
    Arisaig si lanciarono all'inseguimento ma lei riuscì a far perdere  le
    sue tracce.

    Qualche  tempo  dopo  che  MacPhie aveva fatto ritorno a Colonsay,  un
    giorno andò a caccia e la notte lo sorprese  prima  ancora  che  fosse
    rientrato.  Vide  una  luce,  si fermò ed entrò in una casa dove trovò
    molti uomini seduti attorno a  un  vecchio  dai  capelli  bianchi.  Il
    vecchio gli si rivolse dicendo: "MacPhie,  vieni più vicino".  Egli si
    avvicinò e si vide venire incontro una bellissima  cagna  con  la  sua
    cucciolata.  In  particolare v'era un cucciolo tutto nero,  bello come
    non ce n'erano altri.  "Voglio questo cane"  disse  MacPhie  all'uomo.
    "No" rispose questi "puoi sceglierti un altro dei cuccioli,  ma questo
    non lo puoi avere."
    "Ma io non voglio altri che questo" affermò MacPhie.
    "Se tu sei veramente deciso  a  non  prenderne  alcun  altro"  replicò
    allora  l'uomo "sappi che questo cane ti sarà utile in un solo giorno,
    ma in quel giorno ti renderà un  ottimo  servizio.  Torna  tra  alcuni
    giorni e ti darò il cane."
    La sera stabilita, MacPhie si recò nuovamente da loro e il cane gli fu
    consegnato.  "Curalo  bene" disse il vecchio "e ricorda: ti sarà utile
    un solo giorno."
    Il cucciolo nero divenne ben presto un bel giovane  cane  e  tutti  si
    meravigliavano  di  vedere  un  animale  così  grande e bello.  Quando
    MacPhie voleva andare a caccia lo chiamava e il cane  lo  accompagnava
    fino alla porta,  poi si voltava e tornava al suo posto.  I nobili che
    venivano a trovarlo gli suggerivano di ucciderlo,  perché  non  valeva
    proprio  nulla,  ma MacPhie rispondeva che dovevano lasciarlo in pace,
    perché il suo giorno non era ancora arrivato.
    Qualche tempo dopo giunse un gruppo di nobili di Islay a far visita  a
    MacPhie  e a invitarlo ad andare a caccia con loro nell'isola di Jura.
    A quel tempo l'isola era completamente selvaggia e  disabitata  e  non
    c'era   posto  migliore  al  mondo  per  cacciare  cervi  e  caprioli.
    Sull'isola c'era un posto,  chiamato "la grande caverna",  dove  erano
    soliti  trascorrere  la  notte i signori che andavano a caccia.  Venne
    costruita una barca per trasportare i  cacciatori  sull'isola.  Quando
    MacPhie  si  alzò  per  scendere  alla spiaggia,  con lui si mossero i
    sedici nobili,  ognuno di loro chiamò il cane nero che  li  accompagnò
    tutti  fino alla porta,  poi si voltò e tornò al suo posto.  "Uccidilo
    dunque" dissero i giovani nobili.  "No" rispose MacPhie "il suo giorno
    non è ancora arrivato."
    Quando  furono  sulla spiaggia,  si levò un tale vento che non permise
    loro di mettersi in mare. Il giorno successivo, al momento di partire,
    il cane nero accompagnò ancora una volta alla  porta  i  cacciatori  e
    ritornò  al  suo  posto.   Ma  anche  quel  giorno  non  riuscirono  a
    raggiungere l'isola perché il vento soffiava così forte che  dovettero
    tornare  indietro.  "Il cane presagisce" disse MacPhie "sa in anticipo
    quando sarà il suo giorno."
    Il terzo giorno il tempo era stupendo, e il gruppo si diresse verso il
    porto senza più chiamare il cane. Ma appena la barca fu in acqua,  uno
    dei  nobili  si  voltò  indietro  e  scorse il cane arrivare di corsa,
    spiccare un salto e salire sulla barca.  Aveva un'aria selvaggia.  "Il
    giorno  del  cane  nero  non  sembra  più  essere molto lontano" disse
    MacPhie.  Presero quindi con loro cibarie,  provviste  di  ogni  tipo,
    coperte per farsi il giaciglio e si recarono sull'isola.  Passarono la
    notte nella caverna e il giorno seguente andarono a caccia  di  cervi.
    Tornarono nella caverna a sera tarda,  e prepararono la cena su un bel
    fuoco che emanava anche una  notevole  luce.  Proprio  nel  mezzo  del
    soffitto  della  grotta c'era un grosso buco dal quale un uomo avrebbe
    potuto comodamente calarsi.  Dopo aver cenato i signori si  sdraiarono
    sui loro giacigli.
    MacPhie  si  alzò  e si mise vicino al fuoco per scaldarsi i piedi.  I
    giovani signori dissero che se ci fossero state le loro innamorate  la
    notte  sarebbe  stata  perfetta.  MacPhie replicò invece: "Io sono più
    contento di sapere mia moglie a casa;  mi basta di gran  lunga  essere
    qui da solo,  questa notte". Poi si guardò attorno e vide sedici donne
    entrare nella caverna;  la luce si spense completamente e le donne  si
    diressero verso i giacigli dei giovani. MacPhie non vide e non udì più
    nulla. Poco dopo le donne si rialzarono e una di loro si fermò davanti
    a  MacPhie e cominciò a guardarlo fisso come se stesse per attaccarlo.
    Allora il cane nero si alzò - a  vederlo  così,  con  il  pelo  ritto,
    faceva  veramente  paura  -  e  si  avventò contro la donna.  Tutte si
    precipitarono allora verso la porta e il cane nero  le  inseguì.  Dopo
    averle  scacciate  tornò  indietro e si accucciò ai piedi del padrone.
    Dopo un po' si udì uno scricchiolio provenire dal tetto della caverna;
    MacPhie guardò in su e vide la mano di un uomo  sbucare  dall'apertura
    in  mezzo al tetto,  e dirigersi verso di lui per afferrarlo.  Il cane
    nero,  con un gran balzo,  afferrò il braccio e con un morso staccò la
    mano  che cadde a terra.  Poi corse fuori all'inseguimento del mostro.
    Rimasto solo,  MacPhie non si sentiva molto sicuro.  Ma  sul  far  del
    giorno  il  cane tornò,  si accucciò ai suoi piedi e pochi minuti dopo
    morì.
    Quando fu completamente giorno, MacPhie si guardò intorno e si accorse
    che tutti gli uomini che lo accompagnavano erano morti.  Portando  con
    sé quella mano mostruosa si recò sulla spiaggia, prese la barca e fece
    ritorno  da  solo  a  Colonsay.  Portò  a casa la mano perché la gente
    potesse vedere quali cose incredibili gli erano capitate quella notte,
    nella caverna.  Nessuno a Islay o Colonsay aveva mai  visto  una  mano
    simile,  e  nemmeno  aveva  mai  pensato  che  una cosa simile potesse
    esistere.
    Non rimaneva nient'altro da fare che mandare  una  barca  a  Jura  per
    recuperare i cadaveri nella caverna.
    Il giorno del cane nero era dunque finito.

 

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